Le proposte di pace, chiaramente, sono benaccette. Perché il suo gruppo se la sta cavando alla grande anche in questa congiuntura, ma è un po’ troppo tempo che ci si preoccupa più della geopolitica che di altro. Così come, pur in una stagione dove le IPO delle aziende di moda si fanno rare (mentre ogni tanto si conta qualche delisting), non rinnega la scelta della Borsa. Anzi. Appare sereno, insomma, Brunello Cucinelli all’uscita dall’incontro annuale della Consob (13 luglio). C’è solo un cruccio che non lo lascia del tutto tranquillo. Quale? Gli stipendi degli operai.
L’importanza del produttore per il prodotto
“Viviamo in un secolo d’oro”, ha detto Cucinelli (in foto, Imagoeconomica) ai giornalisti. La sua, of course, è la prospettiva dell’industria dell’alta moda. Ed è proprio l’eccellenza del made in Italy, a suo dire, la più grande garanzia di longeva felicità: “Io non sono per niente preoccupato – sono le sue parole riprese da TeleBorsa –. Noi italiani siamo talmente di qualità in moltissimi settori e poi il manufatto è qualcosa di molto speciale, quindi abbiamo un futuro sicuro”. Per questo l’imprenditore umbro ha a cuore gli stipendi degli operai: perché ci sia un prodotto, c’è bisogno dei produttori. “Il tema di fondo è chi verrà a produrre in fabbrica questi manufatti – continua –, se non facciamo sì che aumentino specialmente i salari, non tanto quello degli impiegati, ma quello degli operai, che sono veramente bassi”. Non è la prima volta che Cucinelli si espone sul tema, ma torna a farlo con forza: “Se non abbiamo esseri umani che vengono nelle fabbriche a far manufatti, non avremo più manufatti di qualità”.
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