Quando Blazy e Nair anticiparono la Chanel che è oggi

Quando Blazy e Nair anticiparono la Chanel che è oggi

Nel 2023 non lavoravano insieme, non si cercavano, non immaginavano nemmeno di incrociarsi, eppure parlavano già la stessa lingua. Quella della mano, del tempo, della responsabilità verso il mestiere. I diretti interessati sono Leena Nair, amministratrice delegata di Chanel e Matthieu Blazy, attuale direttore creativo del marchio e all’epoca ancora da Bottega Veneta. Riascoltati oggi, i loro interventi a VOICES, l’annuale conferenza globale organizzata da The Business of Fashion, sembrano un manifesto anticipato della Chanel che è oggi. Nair portava la lucidità dell’outsider che scopre il valore della rarità, Blazy la radicalità di una creatività che aggiunge invece di sottrarre. Due visioni lontane che, senza saperlo, stavano già convergendo. E che oggi spiegano perché Chanel corre.

La Chanel che è oggi

Nel 2023 Leena Nair osservava il lusso con l’occhio di chi arriva da un’economia di scala (quella di Unilever) e scopre all’improvviso che il valore non sta nella diffusione capillare quanto nella concentrazione. La mano, la rarità, la durata. C’era già tutto, espresso con la lucidità di chi non ha pregiudizi interni al settore. Blazy, il giorno dopo, parlava invece di un’altra forma di radicalità. Non la sottrazione come disciplina, ma l’aggiunta come metodo, la costruzione di mondi paralleli dentro una stessa collezione, la tecnica come infrastruttura narrativa. Due discorsi separati, visto che all’epoca i due non si conoscevano, a due platee diverse. Ma la convergenza su quella che poi sarebbe diventata l’attuale traiettoria: riportare la moda al gesto, alla materia, a quella responsabilità verso ciò che si crea. Riascoltati oggi, sembrano così due capitoli dello stesso libro scritto a distanza.

 

 

Come quelle idee sono diventate la realtà

Il 2026 non è quindi un caso, ma la conseguenza naturale di quella doppia dichiarazione d’intenti. La crescita accelerata del 2025, l’attesa febbrile per il debutto di Blazy, le code davanti alle boutique: tutto nasce dall’incrocio tra una struttura che investe sulle persone e un creativo che investe sulla complessità del fare. Nair ha costruito un sistema che protegge la mano, il tempo, la qualità. Blazy ha invece trasformato quella protezione in linguaggio, spingendo la tecnica oltre la nostalgia e oltre la decorazione. Tant’è che oggi Chanel non corre per inseguire il mercato, ma ha capito come anticiparlo. E lo fa con meno volume e più intensità. Meno automatismo e più presenza umana. Il marchio, tra l’altro, è reduce dalla prima collezione Cruise del creativo presentata a Biarritz. Collezione che ha acceso ancora di più i riflettori sul suo lavoro.

Foto dal profilo LinkedIn di Nair e Chanel

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