Saltato il deal, Estée Lauder pensa ancora a un merger, Puig no

Saltato il deal, Estée Lauder pensa ancora a un merger, Puig no

L’idea di un campione globale della bellezza nato dall’incrocio tra Estée Lauder e Puig si è dissolta in pochi giorni, ma non si è del tutto spenta. Perché Estée Lauder pensa ancora a un merger, mantiene aperto il perimetro strategico e continua a valutare combinazioni possibili mentre prova a rimettere in ordine conti, margini e ambizioni dopo stagioni complicate. A dirlo è stato il CEO Stephane de La Faverie a margine di un evento di Deutsche Bank. A Barcellona, invece, si respira un’aria diversa. Marc Puig, presidente esecutivo dell’omonimo colosso, ha ribadito che il gruppo non è in vendita, che l’indipendenza resta un valore fondativo e che la crescita può proseguire senza cedere controllo o identità.

Estée Lauder pensa ancora a un merger

Per Estée Lauder il punto del mancato accordo è stato il prezzo. Stéphane de La Faverie (in foto a sinistra) lo ha detto senza giri di parole alla consumer conference di Deutsche Bank, come sottolinea Mf fashion. “Se non riusciamo a raggiungere la crescita e la redditività al giusto prezzo, allora non è un’opzione. Ed è per questo, ovviamente, che l’accordo non è andato in porto, perché non era al giusto prezzo”. Il riferimento è alla richiesta economica avanzata, giudicata troppo alta in un momento in cui il gruppo americano sta cercando disciplina e rigore. La pesante acquisizione di Tom Ford nel 2023, i margini compressi, la pressione degli investitori e un titolo che da inizio anno ha perso oltre il 20% hanno imposto una linea di prudenza. E infatti il mercato ha reagito con sollievo al no deal, interpretandolo come un segnale di lucidità. Intanto, però, procede la cura interna. Il piano Beauty Reimagined continua, con 9-10 mila tagli globali e un obiettivo di risparmi fino a 1,2 miliardi di dollari l’anno.

 

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Il no di Puig

Puig ha invece messo le cose in chiaro. Davanti agli azionisti riuniti a Barcellona, Marc Puig ha ribadito che il gruppo non è in vendita e che la famiglia resterà azionista di lungo periodo, anche nell’ipotesi, ormai archiviata, di una fusione. “Abbiamo sempre ribadito che la famiglia rimarrà azionista a lungo termine, cosa che sarebbe avvenuta anche nell’ipotesi di fusione prevista” (fonte Mf fashion). Il negoziato, ha spiegato, richiedeva un allineamento su governance, leadership e condizioni economiche capaci di valorizzare adeguatamente l’azienda. Non è accaduto, ma il solo fatto che il dialogo sia esistito conferma la reputazione conquistata dal gruppo catalano, oggi uno dei player più dinamici del beauty premium. Negli ultimi cinque anni Puig ha superato il mercato, ha più che triplicato i ricavi entro il 2025 e ha completato il piano strategico 2021-2025 con risultati superiori alle attese. Il nuovo CEO Jose Manuel Albesa ha presentato una struttura organizzativa più integrata, pensata per sostenere una crescita che vuole essere globale, equilibrata e resiliente. Intanto, come riporta Glitz, la famiglia Puig ha ceduto la quota di partecipazione che deteneva nella torre T2, una delle due che compongono la sede centrale di L’Hospitalet de Llobregat, vicino a Barcellona.

Foto Estée Lauder e Shutterstock

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