Segni dei tempi: Capri cerca soci, Balenciaga si disfa di Piccioli

Segni dei tempi: Capri cerca soci, Balenciaga si disfa di Piccioli

Due indiscrezioni in meno di 24 ore: gli azionisti di Capri Holding aprono l’opzione di aprire il capitale a nuovi investitori; Balenciaga che si accinge a mettere Pierpaolo Piccioli (in foto a destra, Imagoeconomica) alla porta. Sono due indiscrezioni che, qualora trovassero conferma, preludono profonde ristrutturazioni del fashion system, sia sul piano industriale che creativo. E che sono segni dei tempi, dove la fatica per trovare gli equilibri è tanta, ma lo standard per un nuovo percorso di crescita (per quanto all’insegna del “new normal”) è ancora lontano dalla portata di molti.

Segni dei tempi: Balenciaga si disfa di Piccioli

Non possiamo dirci completamente sorpresi. Ne aveva già scritto a inizio mese Glitz.Paris: nel gruppo Kering ci sarebbero forti tensioni tra alcuni CEO e alcuni direttori creativi sugli obiettivi commerciali delle griffe e, soprattutto, sul metodo per raggiungerli. Quale sarebbe il metodo? Quello del boom (mediatico, di volumi e di marginalità) di Balenciaga sotto la gestione Demna. Già ai tempi si parlava di tre designer sulla graticola: Anthony Vaccarello (YSL), Seán McGirr (Alexander McQueen) e Pierpaolo Piccioli (Balenciaga). Ecco, stando alle indiscrezioni raccolte da MissTweed, la situazione per lo stilista romano (ex Valentino) è già precipitata. Il gruppo non è contento del suo approccio couture e, soprattutto, dei risultati raggiunti nel primo anno di gestione. Il dado sarebbe tratto: la collezione che sfila nel calendario parigino il primo ottobre sarà l’ultima di Piccioli. Poi si separeranno le strade.

 

 

Capri Holdings in vendita?

In questo caso l’indiscrezione la scrive WWD. Capri Holdings avrebbe avviato i contatti con potenziali investitori: ci sarebbe già stata la prima scrematura dei soggetti interessati, con approfondimenti sui conti della società. Il processo è ancora a un livello informale e non sarebbe destinato a concludersi nel breve termine. Neanche in questo caso possiamo dirci sorpresi. Siamo ancora agli strascichi del mancato merger con Tapestry per 8,5 miliardi, impedito dall’Antitrust statunitense nel 2024, e nel solco di un gruppo che fatica a risalire la china. La cessione di Versace a Prada per 1,4 miliardi di dollari ha sistemato il bilancio, ma per la ripartenza di Jimmy Choo e Michael Kors ce ne vuole ancora. La capitalizzazione di mercato del gruppo è diminuita di circa il 40% nel 2026, assestandosi a 1,7 miliardi di dollari: era di 10 miliardi nel 2022 e di oltre 20 nel 2014. Resta in piedi, in tema di sacrifici, la possibilità di cedere uno dei due brand della holding. (mv/rp)

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