Sembra un dejà-vù ma non lo è: la crisi iraniana spaventa il lusso

Sembra un dejà-vù ma non lo è: la crisi iraniana spaventa il lusso

Non è un déjà-vu” come titola l’articolo che potete leggere sul numero di aprile del mensile La Conceria. Si intitola “Senza Fine” perché ormai di quello parliamo. Di una costante situazione di incertezza. La guerra in Iran si è abbattuta sui mercati globali come un’onda d’urto che, inesorabilmente, è arrivata dritta al cuore dell’industria moda e spaventa il lusso. Dai mall deserti di Dubai ai voli cancellati, dai prezzi dell’energia in salita alle catene logistiche sotto pressione, il già visto pandemico è tornato a bussare. Di conseguenza, la filiera del lusso e del prodotto in pelle si sono ritrovate ancora una volta a navigare senza una rotta. E un conflitto regionale è diventato lo tsunami perfetto per consumi, turismo e prospettive di crescita.

La crisi iraniana spaventa il lusso

L’attacco del 28 febbraio e la successiva risposta iraniana hanno trasformato in poche ore un’area considerata più o meno stabile in un epicentro di tensione. La chiusura temporanea di hub strategici come Dubai, il blocco dello stretto di Hormuz e l’impennata dei costi energetici hanno congelato uno dei bacini più dinamici per il retail di alta gamma. Il Golfo non ha i volumi di Stati Uniti e Cina, ma rappresenta una quota strategica: in media il 6% dei ricavi dei brand del lusso, con punte dell’8% per i grandi gruppi. Un mercato che nel 2025 cresceva del +4/6% e che per il 2026 prometteva un ulteriore +6%. Promesse che oggi vacillano: la chiusura dei negozi per ragioni di sicurezza e il crollo del travel retail hanno già eroso metà delle vendite di marzo, secondo le prime stime.

 

Banner 728x90 nei post - B7

 

Filiera in allerta

Se i brand sono in prima linea, la manifattura osserva con apprensione. La recente edizione di APLF a Hong Kong, a cui ha partecipato anche una collettiva di oltre 40 aziende organizzata da UNIC – Concerie Italiane, ha provato a capire l’interesse del mercato cinese. I buyer asiatici attendono (adesso) di capire come evolverà la crisi prima di confermare ordini e, soprattutto, quali prezzi saranno sostenibili in un contesto di possibile nuova inflazione. La filiera del prodotto in pelle, che non ha ancora del tutto assorbito gli effetti del Covid, si trova quindi davanti a un’altra fase di instabilità globale. Instabilità che tira in ballo il rischio di raffreddare consumi, investimenti e pianificazioni. Un conflitto regionale, dunque, ma con ripercussioni per tutti. E per la moda europea, l’ennesimo banco di prova.

Per sfogliare il sommario di aprile, clicca qui

Il mensile è riservato agli abbonati: scopri le formule di sottoscrizione

Leggi anche:

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×