Dal Sudan: “Sprechiamo il 50% delle pelli, danno socio-ambientale”

Dal Sudan: “Sprechiamo il 50% delle pelli, danno socio-ambientale”

Il governo del Sudan vuole correggere una stortura del sistema, perché ad ora il 50% delle pelli grezze disponibili nel Paese, anziché andare incontro al percorso di nobilitazione della concia, si spreca. E non è uno spreco di poco conto: secondo la stampa nazionale il patrimonio zootecnico è di 120 milioni di capi.

Si spreca il 50% delle pelli

Il discorso lo conosciamo, perché si ripete negli stessi fondamentali in molte economie emergenti. Accrescere l’export di pelli finite (sia in termini assoluti che in rapporto alla quota di quelle allo stato grezzo) è un volano per le economie locali perché, oltre a rafforzare la posizione sui materiali a maggior valore aggiunto, consente di incassare in valuta estera. Per questo il Ministro delle Risorse Animali del Sudan, in collaborazione con il collega del ministero dell’Industria, annuncia il sostegno a circa 40 progetti di sviluppo (molti nella filiera della pelle).

 

 

Il punto di partenza

Stando ai numeri che rimbalzano dalla stampa locale, il punto di partenza è un tessuto di circa 20 concerie (“la maggior parte delle quali utilizza metodi tradizionali”). La capacità produttiva si attesterebbe sui 22 milioni di pelli l’anno. In Sudan sono convinti di poter fare di meglio. I problemi da affrontare sono di diverso tipo: urgono la sensibilizzazione degli stakeholder, il miglioramento del tessuto produttivo e la formazione di una nuova leva di addetti ai lavori. Bisogna, poi, intervenire sul contrabbando, sulle “significative negligenze” e “sugli usi impropri” che attualmente, comportando lo spreco di metà della materia prima disponibile, causano al Paese danni ambientali e sociali.

Immagine da Shutterstock

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