JBS USA chiude due impianti: gli effetti della crisi della filiera della pelle in America si fanno sentire. Sono previsti oltre 2.000 licenziamenti per il colosso della lavorazione della carne bovina. La crisi del mercato della carne rossa, con prezzi alle stelle per i consumatori a seguito della carenza di bestiame, sta erodendo i profitti dell’industria della lavorazione. Ad Esperanza (Argentina) la conceria Sadesa ha annunciato altri 12 esuberi al termine del Piano Preventivo di Crisi, una procedura di gestione della crisi aziendale assimilabile, per alcuni aspetti, alla cassa integrazione italiana. Spieghiamo i due casi.
JBS USA chiude due impianti
JBS USA si appresta a licenziare oltre 2.000 lavoratori a causa della chiusura di due stabilimenti di lavorazione della carne bovina. L’impianto di Souderton, nella periferia di Filadelfia, che comporterà il licenziamento di circa 1.500 persone. E a Memphis, dove lavorano altri 200 dipendenti. Altri 348 lavoratori perderanno il posto nella riorganizzazione delle attività connesse alla lavorazione di carni avicole. Secondo FoodDive, le aziende di lavorazione della carne sono alle prese con perdita della marginalità nel settore della carne rossa a causa della carenza di bestiame negli USA. Ciò ha fatto salire il prezzo della carne alle stelle, inducendo i consumatori più poveri a comprare la carne di pollo perchè più economica. Oltre a JBS, anche altre aziende, come Tyson Foods, hanno chiuso stabilimenti della carne rossa per concentrarsi sul settore avicolo.
Licenziamenti da Sadesa
La conceria argentina Sadesa, appartenente al Gruppo Galperín, ha annunciato 12 licenziamenti presso il suo stabilimento di Esperanza, nei pressi di Santa Fè. Ciò avviene al termine del Piano Preventivo di Crisi che l’azienda ha mantenuto in vigore per diversi mesi. La conceria afferma che le condizioni di mercato non sono migliorate e che le difficoltà persistono. L’azienda, che nella sua fase di maggiore espansione, dava lavoro a oltre 2.000 lavoratori, oggi impiega circa 400 addetti. Per gli osservatori del mercato, riporta Degremiales, i fattori di crisi sono due. Il primo è legato alle modifiche normative per l’export che hanno eliminato la parità delle tariffe doganali tra la pelle grezza e quella lavorata. Per cui è stata agevolata la vendita di materia prima penalizzando le concerie locali. Il secondo fattore è invece legato alla delocalizzazione produttiva di Sadesa verso Thailandia, Paraguay e Vietnam, per ridurre i costi. (mv)
Foto JBS e Sadesa
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