L’edizione 2026 dell’Eid Al-Adha per la filiera della pelle pakistana forse sarà una festa: le stime parlano di una raccolta di circa 7,5 milioni di capi in scia con i volumi record di produzione della zootecnia. Per le concerie rappresenterebbe un’ottima base di partenza lavorativa, ma i dati di settore non lasciano proprio volare sulle ali dell’entusiasmo. Sono molto più critiche, intanto, le voci che arrivano dal Bangladesh, dove non credono nelle opportunità di business. Anzi.
La mestizia bangladese
Partiamo dal pragmatismo che riecheggia dal Bangladesh. Dove, innanzitutto, sono già in grado di offrire non solo stime, ma anche risultati acquisiti. Secondo l’associazione delle piccole e medie imprese BSCIC, scrive la stampa locale, nella settimana di festa del Sacrificio (26 maggio – primo giugno) al distretto conciario di Savar sono arrivate circa 530.000 pelli (per lo più bovine: solo 16.136 le ovicaprine). Lo spirito non è di festa, però. Già a metà maggio giungevano le tensioni dei raccoglitori di Chittagong, ora arrivano quelle dei trader della provincia di Barisal: il mercato è in contrazione, il valore della materia prima è in caduta e gli operatori sono costretti a lavorare sottocosto (o a lasciare dall’attività). L’intera filiera conciaria del Paese è chiamata a un passo di qualità. Mizanur Rahman, direttore dell’Institute of Leather Engineering and Technology dell’università di Dhaka, ha spiegato alla stampa che il Bangladesh avrebbe la fortuna di poggiare su un approvvigionamento al 90% nazionale. Fattore competitivo che offre grandi opportunità di creazione del valore. Ma ogni anno in Bangladesh spreca almeno il 30% del materiale per errori in fase di conservazione o di lavorazione, nonché per l’incapacità di reimpiego dei sottoprodotti del processo.
Le prospettive per la pelle pakistana
In Pakistan, riporta Arab News, confidano che la raccolta di pelli sfiorerà la soglia dei 7,5 milioni di pelli. A differenza del Bangladesh, qui la ripartizione è a favore delle caprine (4,3 milioni), mentre la quota di bovine è di 2,8 milioni (completano il quadro 500.000 pecore e 30.000 camelidi). Non sarà tutta materia prima per le concerie, riconoscono gli addetti ai lavori. Perché? il calendario lunare che ha portato la festa nella stagione calda e un sistema ancora precario di raccolta e stoccaggio compromette l’utilizzabilità di molto materiale. Non brilla neanche il mercato. Il prezzo delle pelli grezze è in generale arretramento, mentre il fatturato estero del settore nell’ultimo anno fiscale ha perso il 17%.
Foto (Shutterstock dal Pakistan)
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