Difendere la filiera. Accelerare sull’innovazione. Investire sulle competenze. Avere regole concorrenziali precise a livello europeo e non controproducenti per il tessuto manifatturiero italiano e continentale. Costruire, oggi, il sistema moda del prossimo decennio. “Se non facciamo i pirla, ci riusciremo”. Sono queste le 5 rotte di navigazione – sommate al colorito monito del presidente Luca Sburlati – indicate ieri (30 giugno 2026) da Confindustria Moda durante l’Assemblea Generale di Milano. In altre parole. “Trasformarsi per restare leader”, come recitava il titolo dell’evento.
Vie d’uscita
Il tentativo di Confindustria Moda, con la sua Assemblea, è stato non tanto quello di fotografare la crisi della manifattura italiana, quanto quello di delinearne le possibili vie d’uscita. Da qui la metafora marinaresca di Sburlati utilizzata per raccontare il momento critico del settore. “Abbiamo tracciato le rotte di una flotta”, ha spiegato, sottolineando come la strategia riguardi l’intero ecosistema della moda. In altre parole: tessile, pelle, calzatura, pelletteria e accessori. L’obiettivo, dunque, è quello di costruire “nuove prospettive per tutto il bello e ben fatto italiano”. Come? Rafforzando le alleanze in Italia e all’estero e creando un sistema capace di competere con maggiore velocità.
Le 5 rotte di navigazione
Prima rotta: mettere in sicurezza della filiera, con particolare attenzione agli anelli più fragili. “Le piccole imprese, meno patrimonializzate e oggi maggiormente esposte alla crisi”. Seconda: “Investire su innovazione, digitalizzazione e Intelligenza Artificiale. Il livello medio di digitalizzazione della filiera italiana sconta un ritardo di circa dieci anni”. Da qui la necessità di “un grande piano di sviluppo culturale rivolto a imprenditori, manager e lavoratori”. Terza: “Sbloccare il dossier EPR (Responsabilità Estesa del Produttore), fermo da quattro anni”. Quarta: lavorare sul capitale umano. “Abbiamo perso una generazione”, sottolinea Sburlati, evidenziando anche un altro aspetto di questa problematica. Cioè: la scarsità di nuove imprese e startup capaci di alimentare il ricambio del settore. Quinta e ultima rotta: “Dobbiamo lavorare compatti su progetti comuni. Dobbiamo guidare il cambiamento. Se non lo facciamo moriremo. Se non facciamo i pirla, ci riusciremo e ci ritroveremo in futuro a raccontare una storia diversa”.
A proposito di Intelligenza Artificiale
Tra le iniziative annunciate da Confindustria Moda c’è il lancio del progetto strategico sull’Intelligenza Artificiale, sviluppato insieme ad Ai4i, Politecnico di Torino e Fondirigenti. L’obiettivo non è realizzare singole sperimentazioni. Ma costruire un modello condiviso di adozione dell’IA per l’intera filiera moda, con aziende pilota, casi applicativi replicabili e un ampio programma di formazione. Le applicazioni riguarderanno produzione, supply chain, progettazione virtuale, logistica, analisi della domanda e sviluppo di prodotti sempre più performanti e sostenibili.
Lo stato congiunturale
Nel 2025 il tessile-abbigliamento italiano ha registrato un fatturato di 58,39 miliardi di euro, in calo del 2,4% sul 2024. L’export vale il 63,3% del giro d’affari complessivo e si attesta a 36,94 miliardi (-1,6%). In ripresa le esportazioni verso l’Unione Europea (+2%) che compensano solo in parte il rallentamento dei mercati extraeuropei e del lusso. Sono 37.331 le imprese attive e 372.200 gli addetti “numeri in progressiva contrazione, segnale delle difficoltà che stnno attraversando le PMI della filiera.
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