Dior, Margiela, Saint Laurent: tre modi di sfidare il tempo

Dior, Margiela, Saint Laurent: tre modi di sfidare il tempo

Il secondo giorno della Paris Fashion Week (in calendario dal 28 settembre al 6 ottobre) traccia una mappa chiarissima del momento che sta vivendo la moda contemporanea. Un territorio sospeso tra la ricostruzione concettuale della memoria e l’apoteosi estetica dei grandi imperi visivi. In passerella scendono tre pesi massimi del panorama globale, Dior, Maison Margiela e Saint Laurent, ciascuno con una lettura radicale del proprio archivio. Tra il romanticismo di Jonathan Anderson da Dior, le interferenze floreali e decadenti di Glenn Martens per Margiela e la potenziale sfilata d’addio di Anthony Vaccarello da Saint Laurent, Parigi dimostra che per guardare al futuro non serve imbalsamare il passato, ma avere il coraggio di attraversarlo, scomporlo o farlo esplodere sotto una luce accecante. Tre modi di sfidare il tempo.

Tre modi di sfidare il tempo

Jonathan Anderson prosegue la sua opera di chirurgia estetica sui codici storici di Christian Dior, riducendo l’eredità della maison all’essenziale senza cadere nella trappola del minimalismo banale. Il suo è il lavoro metodico e profondo di un vero autore, capace di sottrarre l’archivio alle teche del museo per calarlo nella fluidità del presente. Sulla passerella sospesa sull’acqua della capitale francese, in un’atmosfera eterea dedicata alla memoria di Mathilde Favier (la responsabile delle pubbliche relazioni di Dior scomparsa in un tragico incidente a metà agosto) la collezione primavera-estate 2027 traduce la leggerezza in una struttura quasi immateriale. L’alleggerimento parte dai capispalla. I blazer diventano leggerissimi e lasciano trasparire camicie a righe abbinate a pantaloni e gonne coordinati. Il tulle, l’organza e il pizzo dominano la scena con gonne costruite come stratificazioni di fogli, maglie ritmate da fiocchi decorativi e plissé asimmetrici.

 

 

L’eredità di Margiela

Per Glenn Martens, da poco uscito da Diesel, confrontarsi con il patrimonio concettuale di Margiela significa accettare un peso gigante che non può (e non deve diventare) solo citazione o solo manierismo. Martens sceglie di non escludere l’estetica del fondatore, lasciando invece che il passato interferisca con il presente in un dialogo serrato. La primavera-estate trova così la sua ossessione nei fiori, ma lontani da qualsiasi retorica estiva. Sono decadenti, appassiti, quasi dimenticati dal tempi. Un passaggio che si riflette direttamente sui capi, dove le stampe florali immortalano la natura nel momento esatto in cui perde la propria forma.

L’ultima di Vaccarello?

Se quello di Saint Laurent è stato un addio, è andato in scena nel modo più monumentale possibile. Anthony Vaccarello chiude la giornata parigina celebrando dieci anni alla guida della maison con un’ode all’oro, mentre sullo sfondo la Torre Eiffel illumina uno show carico di tensione emotiva. Vaccarello spinge i propri codici stilistici al punto di saturazione, dimostrando come la ripetizione ossessiva di un segno possa trasformarsi in puro potere iconico. Le silhouette scivolano e si fondono come metallo fuso. Le classiche sahariane, i trench strizzati in vita, le gonne midi e i pizzi trasparenti si tingono della tonalità cara al fondatore, citato espressamente nelle note della sfilata. Tra spalle imponenti, trasparenze affilate e la consapevolezza di aver costruito un linguaggio grafico inscalfibile, la sfilata rappresenta il culmine di un impero. Quello di Vaccarello. Che a fine show consegna “simbolicamente” le chiavi della maison al figlio in platea. Sarà la fine di un’era?

Foto da Dior e Saint Laurent

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