“Voglio crescere”. Più facile a dirlo che a realizzarlo nel concreto, soprattutto in questo periodo in cui le abitudini di consumo sembrano non aver preso la direzione dei prodotti moda, ma delle esperienze. Ferragamo, Missoni, Trussardi, Roberto Cavalli e FGF Industry (Blauer) sono tutti marchi italiani che hanno idee chiare su come crescere. Per riuscirci, mettono in campo le strategie che ritengono più adatte, molte delle quali hanno un denominatore comune: i prodotti in pelle.
La pelle per crescere
Ferragamo
La fiducia della famiglia Ferragamo sul suo marchio di lusso viene dimostrata con il programma di buy back attraverso il quale la società può ricomprarsi fino al 5% del capitale. Risultato: il titolo sale, anche in un periodo di turnaround e di ricerca del nuovo CEO che stanno impegnando la società. “Siamo incoraggiati e molto fiduciosi del lavoro fatto fino ad oggi” afferma a La Repubblica Leonardo Ferragamo, presidente della griffe. Secondo l’imprenditore fiorentino il rafforzamento del business “è stato declinato su diverse tipologie di prodotto, a partire dalla pelle, ovvero borse (nella foto, tratta dall’acount Facebook della griffe) e scarpe. Credo che siamo riusciti a dare al marchio un’identità più chiara e coerente. Questo lavoro crea una importante base su cui continuare a costruire, soprattutto in prossimità del centenario (2027, ndr)”.
Missoni
Completato il riassetto azionario, il CEO Livio Proli delinea le strategie del marchio. “L’obiettivo è sempre stato quello di mantenere l’identità distintiva, l’autenticità e la qualità di Missoni”, spiega a WWD. Il CEO di Missoni punta a raggiungere i 200 milioni di euro di fatturato, rispetto agli attuali 130 milioni, che hanno segnato una crescita del 5% sul 2024. L’azienda ha chiuso il 2025 con un reddito operativo di 20 milioni. Proli crede che le vendite di abbigliamento maschile possano crescere da 8 milioni fino a 20 milioni di euro in cinque anni. “Anche lo sviluppo della piccola pelletteria, delle borse e delle calzature è fondamentale” conclude Proli.
Trussardi
Il marchio, controllato dal 2024 dal gruppo Miroglio, prevede di crescere anche attraverso il retail. Entro la fine dell’anno sono previste 10 nuove aperture: 5 in Italia e 5 all’estero, tra Est Europa, Russia, Turchia e Asia Centrale. “Stiamo costruendo una rete più selettiva, più internazionale e più coerente, partendo dall’Italia e dai mercati dove Trussardi ha maggiore potenziale” sono le parole del CEO Alberto Racca, riportate da Fashion Network. Il marchio, nato come laboratorio specializzato nella produzione di guanti in pelle, punta anche sul proprio Dna. “L’obiettivo è crescere in modo sostenibile, rafforzando prodotto, esperienza e relazione con il cliente”, conferma Racca.
Roberto Cavalli
“La sfida non è mai stata la desiderabilità del marchio, bensì il tradizionale modello operativo che lo circondava. Le strategie precedenti si fondavano su un approccio verticalmente integrato, molto dispendioso in termini di capitale e meno flessibile nell’attuale scenario del lusso”. Lo afferma in una intervista rilasciata a Fashion Network, Heath Golden, CEO di Marquee Brands, neoproprietaria della griffe. In sintesi, Golden ritiene che “Cavalli crescerà combinando il modello di gestione di Marquee con l’expertise di Damac nell’immobiliare e nell’ospitalità di lusso. La produzione sarà esternalizzata così come la distribuzione.
Blauer
L’azienda di abbigliamento e outerwear FGF Industry, guidata da Enzo Fusco, mira ad arrivare a 100 milioni di euro (che pensa di raggiungere nel 2027) e con un EBITDA in crescita del 23%. “Stiamo uscendo con la stagione estiva 2027, e rispetto alla collezione dello scorso anno siamo ad un +12% di vendite”, rivela Fusco a Fashion Network. si prevede una chiusura d’anno a quota 96-98 milioni di euro, di cui circa 14 milioni realizzati con le calzature, prodotte su licenza da Febos di Maser (Treviso). Tra i prossimi obiettivi c’è l’espansione retail diretto sul mercato tedesco, il più importante dopo l’Italia. Anche grazie ai capi in pelle bestseller di Blauer (bomber, chiodi e giubbotti da motociclista), Fusco vuole sviluppare l’export che dal 30% delle vendite attuali, dovrebbe fornire il 50% dei ricavi nei prossimi anni.
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