Lineapelle Magazine indaga la moda tra rinascite e protezione

Lineapelle Magazine indaga la moda tra rinascite e protezione

C’è un filo che attraversa il mese di sfilate appena passato e che, inevitabilmente, attraversa anche le nostre analisi su Lineapelle Magazine. La sensazione che il sistema stia cercando un varco. Per qualcuno una risposta definitiva, per altri un ritorno all’ordine, per altri ancora un punto da cui ripartire. Perché tra natura e corazze, tra rinascite possibili e difese necessarie, la moda oggi vive in una zona di transizione. È a partire da questa tensione che Lineapelle Magazine indaga la moda, nei tre articoli che vi invitiamo a leggere. Tre prospettive autonome unite però da un’unica urgenza. Capire se la moda ha ancora qualcosa da dire e, soprattutto, come vuole dirlo.

Lineapelle Magazine indaga la moda

Nell’articolo “Rinascita o difesa? La moda cerca un varco tra natura e corazze” attraversiamo le collezioni autunno-inverno 2026/2027 per raccontare un settore che sembra oscillare tra due impulsi opposti. Da un lato, la rinascita: i fiori di Anderson per Dior, le rouches che diventano calla, i giardini interiori di Prada e Miu Miu. Dall’altro, la difesa: le spalle-corazza di Louis Vuitton, i volumi esagerati come rifugi, le silhouette che diventano tane. Un racconto che non cerca il sottotesto. Dietro ogni scelta estetica degli ultimi mesi si nasconde una domanda più ampia: come si attraversa un presente fragile senza smettere di immaginare? E così la moda, oggi, sembra più impegnata a cercare un varco che a trovare una risposta. E proprio per questo, forse, è più interessante che mai.

 

 

La pelle come linguaggio

Nel secondo e terzo articolo scendiamo nel cuore pulsante di Lineapelle Designers Edition. Nove sfilate che oscillano tra radicalità e intimità, tra brutalismo e delicatezza. La pelle come archivio emotivo, come superficie che assorbe biografie, come luogo in cui si depositano tensioni e desideri. La nostra top five di pezzi visti in passerella attraversa estetiche lontane ma complementari: l’eredità morbida di 1972 DESA, la memoria domestica e radicale di Simon Cracker, l’energia elettrica di Tokyo James, la precarietà poetica di Aendör Studio, il futuro imperfetto di Chronos Corps. E poi c’è l’intervista a Simone Botte, direttore creativo di Simon Cracker, che ci racconta come si riporta tutto all’essenza. Slow”, la sua ultima collezione, è un modo di stare al mondo. Una tribù che vive la moda come gesto quotidiano, sporco, necessario. Tutto basato sul deadstock come destino, non come limite. La fragilità come forza. La macchia come pattern. La lentezza come atto politico.

Per leggere gli altri articolo, clicca qui.

Foto Loewe

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