Moda italiana nel vortice della guerra: export giù, Marche in crisi

Moda italiana nel vortice della guerra: export giù, Marche in crisi

La moda italiana nel vortice della guerra. Il conflitto in Medio Oriente sta travolgendo l’economia italiana, colpendo in modo durissimo le eccellenze del Made in Italy. E le tensioni internazionali hanno bloccato le esportazioni del comparto moda, provocando una valanga nei settori di abbigliamento, pelletteria e calzature. Tra il crollo delle vendite a Firenze e i drammatici licenziamenti nelle Marche, interi distretti storici rischiano ora il ridimensionamento, soffocati dalla brusca frenata dei mercati esteri e dalle crisi aziendali.

La moda italiana nel vortice della guerra

La guerra in Medio Oriente si ripercuote anche sull’export delle imprese italiane. Secondo un’indagine di Confartigianato, a livello nazionale, è la moda a subire il contraccolpo più duro: nei primi quattro mesi di conflitto le esportazioni mediorientali di tessile, abbigliamento e prodotti in pelle sono diminuite del 33,7%. E la pelletteria è quella che soffre di più con una frenata del 44%. In ambito regionale, è la Toscana ad aver accusato il rallentamento più rilevante, principalmente nei settori moda, gioielleria e meccanica. Le esportazioni manifatturiere regionali verso il Medio Oriente sono diminuite del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e la sola provincia di Firenze ha perso il 6,5% delle esportazioni rispetto al 2025. Prima del conflitto le imprese fiorentine erano arrivate a vendere nei Paesi mediorientali beni per circa 2,1 miliardi di euro nel 2025, con un aumento vicino al 37% rispetto all’anno precedente. Una crescita bruscamente interrotta dalle tensioni internazionali.

 

 

Le ripercussioni sull’occupazione

La crisi della moda colpisce anche nelle Marche, regione che ospita il distretto calzaturiero più grande d’Italia in base al numero di aziende e occupati. Nelle Marche c’è anche un importante rete di fornitori, in particolare suolifici, nata al servizio della calzatura locale e poi sviluppata con la vendita di macchinari e prodotti in tutto il mondo. Il Corriere Adriatico ha raccolto i dati delle aziende che, nel 2026, hanno attivato un piano di licenziamento complessivo con centinaia di esuberi previsti. La maggior parte di esse appartiene alla filiera della moda, in particolare calzaturifici e indotto. Tra i calzaturifici figurano infatti: London di Monte San Giusto (Macerata) con 28 esuberi, Si di Casette d’Ete (frazione di Sant’Elpidio a Mare-Fermo) con 21 esuberi, Manni di Porto Sant’Elpidio (Fermo) con 19 esuberi, AGP di Sant’Elpidio a Mare con 18 esuberi, Siva di Arcevia (Ancona) con 12 esuberi, Walk On di Montegranaro (Fermo) con 9 esuberi. Della filiera calzaturiera fanno parte Italtacco di Porto Sant’Elpidio con 20 esuberi e il suolificio Delta di Civitanova Marche (Macerata) con 10 esuberi.

Foto Shutterstock

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