Il baricentro della moda globale si sta gradualmente spostando. Se un tempo le grandi maison europee rappresentavano la meta definitiva per i creativi di tutto il mondo, oggi sono sempre più i colossi orientali ad attrarre i talenti dell’Occidente. Tra garanzie di stabilità, ritmi produttivi più sostenibili e ingenti risorse economiche, i brand cinesi stanno superando le vecchie definizioni per aprirsi all’expertise internazionale. Una sinergia che inaugura una nuova era, in cui la creatività occidentale si fonde con la forza industriale dell’Asia. È proprio su queste premesse che si inserisce la nomina di Sabato De Sarno, che da ieri è il nuovo direttore creativo di ICICLE per le linee uomo, donna, accessori e eyewear. E così la Cina conquista i creativi.
La Cina conquista i creativi
Fondato a Shanghai nel 1997 e marchio di punta del Gruppo ICCF, il brand cinese ha affidato all’ex direttore artistico di Gucci la supervisione delle collezioni prêt-à-porter uomo e donna, degli accessori e della linea eyewear. De Sarno debutterà con la collezione autunno-inverno 2027-2028, portando con sé una visione attenta al valore delle materie prime e all’artigianalità. Come sottolineato dal CEO Ye Shouzeng, l’obiettivo è riconnettere l’uomo con la natura unendo i migliori talenti internazionali alla solida struttura manifatturiera cinese. L’operazione trova ulteriore forza nella partnership strategica di inizio anno tra Kering e ICCF, che evidenzia la condivisione di intenti tra l’alta moda europea e le nuove realtà d’Oriente.
Un caso isolato?
Se però pensate che quello De Sarno sia un caso isolato, vi sbagliate. Negli ultimi tempi diversi stilisti di primo piano hanno scelto marchi asiatici. Kim Jones è entrato nel gruppo Bosideng per guidare il sub-brand Areal, Kris Van Assche ha collaborato con Anta per la linea Antazero. Allo stesso modo, Daniel Fletcher è approdato da Mithridate, Clare Waight Keller ha assunto la direzione globale di Uniqlo e Francesco Risso è stato nominato al vertice di GU. Insomma, un’abitudine ormai consolidata. Ma quali sono le ragioni? Rispetto ai ritmi frenetici e alle pressioni finanziarie dei conglomerati del lusso occidentale, i brand orientali offrono garanzie di tempo e stabilità. Senza per questo scadere in un’operazione folkloristica. E con l’obiettivo di costruire marchi autenticamente globali, competitivi su ogni mercato e capaci di unire un approccio produttivo rigoroso a una totale autonomia creativa. Certo, questa nuova ondata di marchi cinesi guidati da “menti” eurocentriche potrebbe mettere in serio pericolo in lusso. Che continua a vivere di blasoni e tradizioni, e che ora deve guardare fuori dal suo orticello. In pericolo, o forse semplicemente davanti a uno specchio: quello in cui, prima o poi, dovrà riconoscere un mondo che nel frattempo è cambiato.
Foto dal profilo Instagram di ICICLE
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