Turchia, la svalutazione affossa la filiera della pelle: calzatura allo stremo, concerie senza domanda

Prima la calzatura, con alcuni calzaturifici che stanno sfiorando la bancarotta, come Hotiç, Yeşil Kundura e Beta. Poi, la notizia che la Turchia sta preparando un dazio da 50 centesimi per chilo sull’export di wet blue bovino. Il che significa rincarare la dose su un materiale già ora parzialmente sottratto al libero mercato, perché dall’agosto 2017 grava un’imposta analoga sulle pelli salate bovine. Una scelta quasi paradossale, visto che aumenterebbe la disponibilità di materia prima per le concerie locali le quali, invece, osservano il crollo della domanda di pelli finite. Conseguenza: stanno tagliando drasticamente i listini, soffrendo anche della parallela esplosione dei costi degli ausiliari chimici, la maggior parte dei quali viene importata. Una serie di danni a cascata per la filiera della pelle nazionale, causati, secondo gli addetti ai lavori, quasi esclusivamente da un colpevole: la svalutazione della lira turca che, nonostante un lieve recupero, nelle ultime settimane, dall’inizio del 2018 ha perso quasi il 40% del suo valore nei confronti del dollaro. Troppo, per non avere ripercussioni a livello industriale e commerciale, considerato che sul mercato interno si è innescata anche una violenta spirale inflazionistica.

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