Niente diritti, paga bassa, neanche le scarpe. Ai lavoratori della pelle in Pakistan manca tutto

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Lo stipendio medio si aggira sull’equivalente di 119 euro al mese, quando per vivere in condizioni dignitose ne servirebbero almeno 278. Gli operai nella quasi totalità dei casi non sono assunti in via diretta dalle aziende, ma tramite società che appaltano manodopera. I contratti legano la retribuzione a quote di produzione così alte che i dipendenti spesso non riescono a rispettarle, mentre il datore di lavoro rappresenta anche l’unico interlocutore cui chiedere un prestito in caso di urgenze finanziarie: ciò vuol dire che gli operai finiscono con l’indebitarsi con il proprio patron. Quelle dei diritti e delle condizioni economiche sono solo alcune delle criticità evidenziate da “The Leather Men of Pakistan”, l’inchiesta sul lavoro nell’area pelle nei distretti di Sialkot, Karachi e Lahore condotta da Oxfam con le organizzazioni no profit Somo e Newcommunities. Nelle concerie del Paese asiatico, spesso integrate ad aziende per il confezionamento di prodotti d’abbigliamento e accessori, non sono rispettati i criteri di sicurezza. Un terzo delle macchine per la rasatura delle pelli non sarebbe a norma, ad esempio, mentre ai lavoratori non sono fornite neanche scarpe anti-infortunistica, maschere e guanti. Il risultato è che nelle concerie sono frequenti i casi di infezioni alla pelle, di malattie alle vie respiratorie e di incidenti che mettono a rischio l’integrità fisica degli operai. Anche la salute è un optional. Foto Asim Rafaqui | NOOR (tratta dal sito https://www.somo.nl/the-leathermen-of-pakistan). (rp)

 

 

 

 

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