Assopellettieri: il primo trimestre non porta “facile ottimismo”

Assopellettieri: il primo trimestre non porta “facile ottimismo”

“Il primo trimestre del 2026 della pelletteria italiana restituisce un quadro ancora complesso, che non consente facili ottimismi”. È il commento della presidente di Assopellettieri, Claudia Sequi, ai dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda relativi ai risultati del periodo gennaio-marzo 2026. La sintesi dei dati si racchiude in 74 imprese in meno rispetto a dicembre 2025 e a 595 addetti persi. “Accanto a questi elementi, iniziamo tuttavia a cogliere alcuni segnali che potrebbero indicare un rallentamento della fase di contrazione” afferma la stessa presidente.

Perché non è possibile facile ottimismo

Nel primo trimestre 2026 il fatturato della pelletteria italiano è diminuito del 3,5%, frenato sia dal calo dell’export (-3,7% a valore e -12,4% in volume, espresso in peso), sia dal mercato domestico stagnante, con vendite retail a -1,2%. La produzione industriale, nonostante un debole recupero su gennaio-aprile 2025 (+3,1% secondo l’indice ISTAT) resta ancora molto al di sotto (-28,1%) del primo quadrimestre del 2024. A livello di export, i mercati più dinamici sono stati: Hong Kong +12,2% (risultato mitigato dal -2,9% della Cina), USA +7,5% e Spagna +5,7%. I peggiori: Emirati Arabi -41,7% e Regno Unito -11,1%. Francia (+1,9%), USA e Giappone (-9,2%) i primi tre mercati di destinazione. Da segnalare anche il -7,2% della Corea, quarto mercato. A livello di prodotto, sostanzialmente stabili borse (-0,2%) e valigeria (+0,7%). Male piccola pelletteria e cinture, con cali a doppia cifra.

 

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La demografia e il sentiment

A fine marzo il numero delle imprese attive del settore è sceso a 4.223 (tra industria e artigianato), con una riduzione di 74 unità rispetto al primo gennaio 2026. Campania (-40 unità) e Toscana (-16) le regioni con i cali più importanti. Si riduce anche il numero degli addetti (46.803 a fine marzo), con 595 posti di lavoro persi. Toscana (-459 addetti), Lombardia (-90) e Campania (-88) le più penalizzate. Solo Veneto e Lazio hanno un segno positivo. Anche il sentiment degli imprenditori è prudente e orientato al pessimismo. Pesa l’incertezza legata agli sviluppi e all’impatto economico della crisi in Medio Oriente. Ci sono timori per l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. In definitiva, la quota di imprenditori che teme di dover ricorrere al taglio del personale è salita dal 4% di fine 2025 al 15% attuale. Assopellettieri ha annunciato le date dell’edizione numero 130 di Mipel Milano (13-15 settembre) e degli Stati generali della pelletteria italiana, il 19 novembre a Firenze. (mv)

Foto d’archivio

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