C’è un dato che fotografa la situazione della pelletteria italiana: nei primi sei mesi del 2026 si sono persi 1.884 posti di lavoro. Molti di più di quelli sfumati dell’intero 2025 (1.316). Un numero che probabilmente si trascina dietro le precedenti annate di contrazione dei volumi produttivi. Gli altri dati della nota di Assopellettieri sul primo semestre 2026 non evidenziano un brusco arresto dell’andamento del settore, ma sono in continuità con il recente passato. “Il 2026 appare destinato a una nuova (moderata) flessione e al rinvio ulteriore dell’agognata ripartenza”.
I dati semestrali
Secondo i dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assopellettieri, il fatturato delle aziende intervistate è sceso del 2,5%. La produzione industriale, intanto, è diminuita del 4,6% (indice Istat). Il mercato interno è stabile (-0,5% secondo l’indice ISTAT delle vendite al dettaglio) e quello estero sta facendo marcia indietro. Qui nei primi 5 mesi dell’anno si registrano il -3,4% in valore (3,93 miliardi di euro, 139 milioni di euro in meno a confronto con lo stesso periodo 2025) e il -11,1% in volume (espresso nell’unità di misura del peso). L’import, attestatosi nei primi 5 mesi a 1,37 miliardi di euro, mostra un calo del -8,7%, a causa dell’ulteriore calo dei prezzi medi delle merci in ingresso. Pertanto, il saldo commerciale si conferma sui livelli dello scorso anno (2,56 miliardi di euro, -0,3%).
L’agognata ripartenza? Dall’export
All’estero la pelletteria italiana genera l’85% del proprio fatturato, che nel 2025 era stato di 11,39 miliardi di euro. Le difficoltà derivano dalle aree coinvolte dai conflitti. Le esportazioni sono crollate del 48% in Medio Oriente, del 16% nei mercati dell’area CSI (-21,2% per la Russia), mentre prosegue il ridimensionamento del Far East (-4,4%). Tiene l’Europa. Un contesto generale preoccupante che mina la fiducia degli imprenditori del settore: solo l’8% dei quali si attende un miglioramento dell’evoluzione congiunturale nel terzo trimestre.
La struttura
Da gennaio a giugno hanno chiuso 108 aziende, il 2,5% in meno rispetto al 31 dicembre 2025. Ora le pelletterie italiane sono 4.189 tra industria e artigianato, di cui circa la metà (2.085) sono in Toscana, che ha perso 38 imprese. Peggio ha fatto la Campania con un saldo di -49 aziende. Solo il Veneto ha un saldo positivo: +6 unità. Il numero degli addetti del settore è sceso a 45.514, con 1.884 posti di lavoro persi (-314 al mese). Oltre la metà degli occupati deLa ricetta artigianale per gli accessori di Santa Trinita Firenze
l settore lavora in Toscana (51,9%), regione che presenta il saldo negativo più consistente (-1.172), seguita da Campania (-481) e Lombardia (-242). Veneto, anche in questo caso, in controtendenza (+97). (mv)
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