Protezionismo: Mosca rinnova il bando all’export di wet-blue, il Kenya ci pensa

Tecnicamente era scaduto lo scorso 30 maggio, dopo l’ennesima proroga semestrale, meccanismo che va avanti da quando il governo russo ha deciso di chiudere le frontiere all’export di wet-blue. Ufficialmente è stato rinnovato il 27 luglio, retroattivo al 18 luglio e valido fino al 18 gennaio 2017. La ragione? Mosca inalbera il tradizionale alibi protezionista: “Sono prodotti critici per l’industria nazionale, che va sostenuta evitando di sottrarle materia prima”. Va ricordato che Mosca ha di fatto bloccato anche l’export di pelli grezze, imponendo su di esse un dazio di 500 euro a tonnellata. Meno drastici, ma ugualmente portati a voler limitare le esportazioni per “consentire a concerie e calzaturifici nazionali di sviluppare la propria attività”, sono le autorità governative del Kenya. Secondo Adan Mohamed, Segretario di Gabinetto per l’industrializzazione e lo sviluppo delle imprese, infatti, il Paese africano prevede di “attuare regolamenti che limitano l’esportazione di pelli grezze, semilavorate e finite”. Una decisione che andrebbe in parallelo con la costruzione di un industrial leather park alla periferia della città di Machakos e con alcuni incentivi per la vendita di prodotti in pelle sul mercato interno.

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