Dopo Shein, Primark: i segnali della Borsa all’ultra fast fashion

Dopo Shein, Primark: i segnali della Borsa all’ultra fast fashion

Abbiamo osservato l’IPO di Shein. Tanto ambito, tanto atteso, tanto chiacchierato e anche tanto deludente. Gli osservatori, non solo col senno di poi, l’hanno detto: il gigante cinese deve dimostrare di saper frequentare altre strade di crescita, dopo quella dei volumi di vendita con merce cheap. Ma i segnali di sfiducia degli investitori verso l’ultra fast fashion non sono finiti. Il titolo di AB Foods ha conosciuto un capitombolo alla Borsa di Londra dopo l’aggiornamento al ribasso dell’outlook di Primark: -9% il 10 settembre e un recupero ancora lontano da completarsi. I brand del segmento sono chiamati a dimostrare di saper fare di meglio.

 

 

I segnali all’ultra fast fashion

La propensione allo shopping è complessivamente in calo. I prodotti made in China incontrano condizioni all’import più stringenti in Europa e Stati Uniti. Il caro-petrolio spinge in alto i prezzi dei trasporti e delle materie prime (soprattutto per chi è tanto sbilanciato sui materiali sintetici). In questa cornice la controllante AB Foods ha annunciato che Primark chiuderà il 2026 con un fatturato in crescita del 2%. Bene? No. Perché la previsione like-for-like (cioè a parità di perimetro commerciale, senza considerare le nuove aperture) è del -2,6%. La marginalità resta stabile, ma gli investitori dimostrano per l’insegna britannica la stessa freddezza destinata a Shein. Non può essere la sola espansione dei volumi la leva di sviluppo: la Borsa si aspetta di vedere la creazione di valore.

In foto, l’inaugurazione del 500mo store mondiale di Primark (Pompei, primo settembre)

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