Prezzi, selezione e servizi: così i multibrand restano competitivi

Prezzi, selezione e servizi: così i multibrand restano competitivi

Il fashion retail italiano sfida la crisi e si evolve con nuove strategie. I consumi di moda sono in discesa, rendendo la competizione più aspra: vince chi riesce ad interpretare meglio le esigenze dei consumatori finali puntando su esperienza, offerta, prezzi, multicanalità. A livello globale il settore è in espansione e vede nel Nord America il principale motore della crescita. Selezione e polarizzazione sono le parole chiave, gli spazi nelle migliori posizioni delle città più dinamiche scarseggiano. Così i multibrand restano competitivi.

Così i multibrand restano competitivi

Il fashion retail italiano deve far fronte al rallentamento dei consumi, con una riduzione del 20% dei budget dei buyer per gli acquisti di prodotti invernali, secondo un’inchiesta di MF Fashion. Anche le vendite della stagione in corso si stanno assottigliando della stessa percentuale. Nell’ambiente attuale, con una contrazione delle vendite che dura da diverse stagioni, c’è chi soccombe e chi invece trova una strategia per competere. Che può essere quella del potenziamento dell’esperienza del cliente integrando l’offerta di moda con cultura, musica, ristorazione. Oppure dell’ampliamento dell’offerta, fino all’apertura di vetrine all’estero. Tutto ciò presuppone progettualità e investimenti.

 

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La strategia di pricing

“Il mercato sconta il crollo di diverse operazioni online e i numerosi cambi di direzione stilistica, spesso validi ma difficili da monetizzare” osserva su MF Fashion Riccardo Grassi, fondatore di RG showroom a Milano. Un ruolo fondamentale riveste la strategia di pricing. “Diversi brand del lusso hanno raggiunto livelli troppo elevati, nemmeno più l’online riesce ad assorbirli. Indispensabile pertanto affiancare brand nuovi, di qualità, con prezzi accessibili, in linea con le richieste di un consumatore sempre più attento. E noi insegne storiche abbiamo la reputazione per poterlo fare”, precisa Claudio Betti, proprietario della catena retail Spinnaker. “Il futuro dei nostri negozi si gioca tra moda, arte e cultura, garantendo più servizi, più emozioni e riuscendo a stupire” aggiunge Maura Basili, presidente di Cbi-Camera buyer Italia che raggruppa circa 500 negozi, 3.000 vetrine e 6.000 dipendenti, per un fatturato stimato di 3 miliardi di euro. Basili indica alcune strade percorribili come le partnership nel lifestyle, ricerca di nuovi brand e proposte e internazionalità delle insegne.

Un futuro roseo?

Per Research and Markets il futuro del fashion retail a livello globale è roseo, grazie a cambiamenti demografici e urbanizzazione. Secondo il report, descritto da MF Fashion, il settore vale 99,3 miliardi di dollari (dato 2025) e si proietta verso i 106,6 miliardi nel 2026 e i 142 miliardi nel 2030. Il Nord America è l’area con migliori risultati e prospettive. Intelligenza artificiale, realtà aumentata e virtuale, omnichannel supporteranno la crescita. Un altro studio, il Savills Global Luxury Retail Outlook 2026, ripreso da Pambianco, descrive il settore come selettivo, competitivo e polarizzato. È in atto un rallentamento delle aperture perché tutti ambiscono agli spazi migliori, la cui disponibilità è ai minimi termini. L’accesso alle location più richieste rappresenta “la principale sfida immobiliare del 2026”. Secondo Savills, il 2025 ha registrato il numero più basso di nuove aperture dal 2020. E nel 2026 chi prima riuscirà ad accaparrarsi gli spazi migliori avrà un evidente vantaggio competitivo. (mv)

Foto dal profilo Instagram di Riccardo Grassi Showroom

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