ICEC si consolida e rilancia nel teso mercato delle certificazioni

ICEC si consolida

L’assemblea dei soci è l’occasione per tirare le fila delle attività nel 2025. Il totale delle aziende certificate (per lo più in Italia, con una quota minoritaria di attività all’estero) è in crescita dell’11%. Mentre la crescita del personale (gli ispettori sono passati da 30 a 32, mentre altri 3 sono attualmente in formazione) testimonia l’espansione del volume di attività. ICEC si consolida e, in vista del prossimo futuro, rilancia le sue strategie di espansione.

La strategia le sfide

Innanzitutto, l’ente di certificazione di riferimento dell’area pelle intende continuare nel percorso “che ha visto le attività estendersi dalle concerie ai fornitori chimici, coinvolgendo tutta la filiera fino ai brand”, ha spiegato il direttore Sabrina Frontini. Mentre resta solida la convinzione di voler operare “nel solco della competenza, in maniera trasparente, da accreditati presso Accredia, nonché in collaborazione con gli enti di normazione”. In attesa che il legislatore faccia chiarezza in un mercato affollato dove la concorrenza è “agguerrita” (per usare un eufemismo) e per le imprese manifatturiere, spesso, ridondante.

ICEC si consolida

Se n’è parlato il 14 maggio ad Arzignano (Vicenza) presso MILE (Museum of Interactive Leather Experience) durante l’assemblea dei soci e il consiglio direttivo di ICEC. La cornice operativa degli enti di certificazione e dell’attività di normazione, hanno spiegato Emanuele Riva (Accredia) e Stefano Sibilio (UNI), sta cambiando insieme all’attività regolamentativa dell’Unione Europea e a quella dei partner globali. Un movimento tellurico che, tra le altre cose, porta l’area sempre più dalla sfera della volontarietà a quella della verifica delle norme cogenti. E che, sottolinea Riva, nel medio termine imporrà agli operatori del settore a ripensare il proprio ruolo, “ad esempio estendendolo dall’attuale certificazione di una conformità alla redazione di un rating”.

 

 

La folla

Sull’arena delle certificazioni, intanto, si muove una pletora di operatori che affolla le relazioni B2B e “confonde i consumatori finali”. Lo ha spiegato Carlo Brondi, presidente del comitato di salvaguardia Imparzialità di ICEC e ricercatore del CNR. Tutelare le certificazioni di valore vuol dire tutelarne il valore di leva competitiva. “Solo una quota minoritaria di aziende della filiera della pelle – sono ancora le parole di Brondi – è certificata. Ma, non a caso, è anche la quota maggiormente internazionalizzata”. L’augurio, spiega il consulente legale di UNIC – Concerie Italiane Gian Piero Geminiani, è che le direttive europee semplifichino (a favore della competenza) un quadro dove ora si accavallano player e metodologie (non sempre trasparenti). “Come? Ad esempio, chiarendo le distanze – è la risposta – dei ruoli tra chi ha i requisiti per scrivere gli schemi, chi ne è proprietario e chi ne verifica l’applicazione. L’indirizzo sembra questo, ma il fattore dirimente è il tempo”.

Le istanze del mercato

“È una necessità del tessuto manifatturiero italiano – ha concluso Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda e di ICEC –, composto da PMI in media da 10/15 addetti. In una congiuntura complessa, si fa carico dell’onere delle certificazioni pur facendo fatica a vedersi riconoscere dal mercato il costo”. L’armonizzazione di uno scenario “dove si applicano molte certificazioni diverse, per quanto simili, e tutte insieme ridondanti” è quanto si augura Laura Vantin, vicepresidente di ICEC e consigliere di UNPAC (l’associazione delle imprese di produttori di ausiliari chimici per la concia). Sullo sfondo del dibattito che ha coinvolto il pubblico dell’assemblea dei soci ci sono certe certificazioni private. Quelle che operano senza coordinarsi con la normazione accreditata. E che usano la propria forza commerciale presso la valle della filiera come una leva per essere accettate anche dal monte. Una distorsione delle relazioni che richiede una reazione di sistema, così come una risposta più incisiva da parte dei singoli operatori.

In foto. Da sinistra: Ceolini, Vantin, Frontini e Geminiani

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