La sostenibilità di OTB non esclude la pelle: ne premia la qualità

La sostenibilità di OTB non esclude la pelle: ne premia la qualità

OTB non solo sta raggiungendo gli obiettivi green che si è preposto. Ma, in alcuni casi lo sta facendo in maniera più veloce del previsto. Il gruppo che controlla Diesel, insieme a Marni, Jil Sander, Maison Margiela e Viktor&Rolf (nonché le aziende Staff International e Brave Kid) ha pubblicato il bilancio di Sostenibilità 2025. A differenza di alcune holding del lusso e del premium, che pensano di risolvere le complessità degli approvvigionamenti con pigri disimpegni, OTB punta sulla qualità. Come quella della pelle certificata.

La sostenibilità di OTB

Il raggio d’attenzione del gruppo OTB è molto ampio. Comprende la formazione, come nel caso della Scuola dei Mestieri e dell’inserimento professionale, e le attività di contrasto al bullismo. E riguarda, of course, le questioni industriali. Il gruppo, ad esempio, ha confermato il 100% di approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili in Europa (il valore è dell’81% a livello globale). Il gruppo, allo stesso modo, comunica la riduzione del 50% delle proprie emissioni dirette rispetto al 2019.

 

 

I materiali di qualità

A proposito di materiali, OTB annuncia di essere arrivato a usare il 29% dei materiali certificati o a ridotto impatto ambientale, superando l’obiettivo condiviso dal Fashion Pact (il 25% di utilizzo di materiali a ridotto impatto entro il 2025). Il metodo coinvolge ed esalta anche la supply chain conciaria. Nel 2025 gli acquisti di pelle da concerie certificate ha raggiunto la quota del 43% (era del 31% nel 2024). Nel dettaglio dei marchi meglio performanti, la quota è del 66% nel caso del brand ammiraglio Diesel, mentre è del 55% per Maison Margiel e Jil Sanders. La pelle di qualità, evidentemente, è una risorsa.

Foto dai social

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