Dentro la Selleria Lamborghini, dove la pelle resta un valore vero

Dentro la Selleria Lamborghini, dove la pelle resta un valore vero

Nel momento in cui l’automotive vive la sua crisi identitaria più profonda, la pelle continua a cercare spazi in cui non essere messa in discussione. Tra pressioni “green” ideologiche e la concorrenza cinese sull’elettrico, il segmento che un tempo era un mondo a sé oggi si ritrova esposto come non mai. Eppure, esistono luoghi in cui la pelle non arretra. Uno di questi è Sant’Agata Bolognese, dove Lamborghini ha ridisegnato il cuore dei suoi interni. Un caso simbolo di cui abbiamo parlato nel dettaglio sul mensile di gennaio La Conceria, nell’articolo “L’automotive racconta: L’esempio di Lamborghini”. Dove la pelle resta ancora un valore vero.

La pelle resta ancora un valore vero

Mentre gran parte dell’industria auto subisce l’onda lunga del dibattito ambientale e la pressione dei prezzi “accessibili”, il lusso continua a muoversi con logiche proprie. È in questa nicchia che si aprono le vere oasi di stabilità per le concerie specializzate, capaci di lavorare con standard che non hanno eguali in altri settori. Lamborghini rappresenta oggi uno degli esempi più evidenti di questa traiettoria, con un investimento, quello con cui ha raddoppiato il reparto Selleria, che non riguarda solo lo spazio fisico, ma la visione industriale.

 

 

La nuova Selleria

Ecco quindi che la trasformazione della Selleria di Sant’Agata diventa un segnale. Più superficie, più macchinari, più persone: un raddoppio che parla di futuro in un momento in cui molti costruttori europei frenano. Il reparto dedicato agli interni dei modelli Revuelto e Temerario diventa così un laboratorio di competenze, con una forza lavoro giovane e in larga parte femminile. E mentre i numeri di mercato oscillano (un 2024 sopra i 3 miliardi, un 2025 meno roseo) l’azienda continua a investire anche in processi circolari, recuperando scarti di pelle e trasformandoli in nuova materia.

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