Adidas cresce, nonostante il flop di Reebok



Nonostante i dati negativi del 2012, il titolo Adidas è cresciuto del 4,8% in borsa a Francoforte, il balzo maggiore degli ultimi dieci mesi, grazie soprattutto alle previsioni per il 2013 e alla decisione di premiare gli investitori con un dividendo superiore del 35% a quello del precedente esercizio fiscale (da un euro a 1,35).

Gli incassi (524 milioni) sono decresciuti del 13,8%, dato che gli analisti attribuiscono allo scivolamento del 14% del business Reebok, il quale ha vissuto un anno travagliato: dalla scoperta di irregolarità contabili nella filiale indiana, alla perdita del rapporto con la National Football League, ai mancati guadagni nell’hockey causati dal lungo sciopero dei giocatori nel campionato professionistico statunitense (NHL) che ha finito per ridurre i tempi della stagione agonistica. Il brand è entrato in casa Adidas nel 2005 per 3,8 miliardi di dollari. Reebok ha perso quota in Europa a causa della crisi e ridotto le previsioni di crescita in Nordamerica, America Latina e Brasile. L’azienda è invece cresciuta del 19,4% in Cina e del 13% nei paesi dell’Europa orientale.
Su Adidas gli analisti sono fiduciosi e il titolo è salito del’11% nel 2013 nonostante le vendite siano cresciute solo del 4% (3.37 miliardi di euro), numero che ha mancato le aspettative degli esperti Bloomberg (3,44 miliardi).

Le vendite dell’azienda tedesca nel 2013 risentiranno inoltre dell’introduzione del modello “Energy Boost” (nella foto), una sneaker da 150 dollari (la più costosa sul mercato) di cui si prevede la “vendita di un milione di paia e che in molti negozi è già esaurita” ha spiegato Herbert Heiner, l’amministratore delegato, secondo cui “Energy Boost” non è solo “un scarpa da corsa”. (p.t.)

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×
Sei un nuovo utente? Abbonati/Registrati