Argentina, per la scarpa crisi infinita: “Ormai è un cimitero industriale”

Scarpa argentina in crisi: 9000 posti di lavoro persi dal 2015, 3.000 solo nel 2018. Sono i numeri snocciolati da Agustín Amicone, segretario generale della UTICRA, l’unione dei lavoratori dell’industria calzaturiera. “Per definire la situazione che stiamo attraversando posso dire che nel migliore dei casi, e non abbondano – ha detto il leader sindacale –, il calzaturificio soffre”. Tra le cause che hanno comportato il declino, la crisi economica che sta attraversando l’Argentina, la liberalizzazione delle importazioni di prodotti finiti, la caduta dei consumi sul mercato interno e l’inflazione costante. Diversi marchi argentini ormai preferiscono le importazioni alla produzione. L’ultimo caso è la chiusura di Tecnosport Latinoamérica, un’azienda che ha prodotto per Nike nella provincia di Buenos Aires, secondo quanto riporta Revista del Calzado. “Il settore è diventato un cimitero industriale” dice Amicone, che prosegue: “Ci costerà molto uscire da questa profonda recessione o almeno fare una pausa”. Il Governo sta cercando di sostenere la calzatura. “Non credo nelle resurrezioni, non mi serve un tubo dell’ossigeno quando ci sono morti e sepolti – ha commentato su LaNoticia1.com Marco Meloni, presidente della tintoria Italcolore con sede a Luján e vicepresidente della Fundación ProTejer –. Oltre 400 piccole e medie imprese dell’industria tessile e delle calzature hanno chiuso“. Tra i simboli della crisi argentina c’è Alpargatas, ora di proprietà brasiliana ma con diversi stabilimenti in Argentina: ne ha appena chiusi tre passando dai 3.700 dipendenti del 2015 a meno di un terzo di oggi. Ora ha messo in vendita il suo stabilimento tessile a Catamarca (90 dipendenti). E ci sarebbe già un acquirente, la società Fibran Sur. (mv)

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