Tutto è compiuto: il rilancio di Berluti funziona su tutti i mercati. E il brand piace ai giovani

Berluti: crescita a doppia cifra in tutti i mercati, tranne che negli Usa. Il rilancio del brand di calzature di lusso fondato nel 1895, poi acquisito nel 1993 da LVMH, è ormai avvenuto grazie all’impegno (fino al 2012) di Pietro Beccari, da poco nuovo ceo di Christian Dior Couture al posto di Sidney Toledano, del suo attuale ceo Antoine Arnault, ma, soprattutto, grazie alla vena stilistica di Haider Ackermann, direttore creativo del brand da settembre 2016. Ackermann ha accelerato la rinascita firmata dal suo predecessore Alessandro Sartori che aveva portato Berluti ad aumentare il fatturato da 30 milioni di euro nel 2011 a 130 nel 2015 col 2016 che si è chiuso a quota 150 milioni. “Le linee di Ackermann funzionano molto bene presso tutte le tipologie di clienti e in tutte le regioni geografiche, con incrementi a doppia cifra, tranne che negli Stati Uniti, dove siamo cresciuti meno” ha dichiarato Arnault al portale fashionnetwork.com, secondo cui c’è un forte ritorno dei consumatori cinesi e un’ottima performance in Giappone sia per le calzature che per la pelletteria. L’Asia è infatti il primo mercato per il marchio francese. Berluti è molto attenta alla clientela giovane e al digitale: “Siamo totalmente e assolutamente inclusivi sia in relazione ai nostri dipendenti che ai nostri clienti” aveva detto qualche giorno fa lo stesso Arnault. (mv)

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