Crac Cibernella, in tre patteggiano

La vicenda ebbe inizio il 2 settembre del 2013, quando i 10 operai del calzaturificio Cibernella di Segromigno in Monte (Lucca) rientrarono dalle ferie trovando il capannone svuotato e la scritta “affittasi” che campeggiava sul portone. Il calzaturificio aveva chiuso i battenti, senza elargire nemmeno un euro di cassa integrazione e tfr. I dipendenti avevano presentato istanza di fallimento al tribunale, ottenendola il 20 febbraio 2014. Ieri i tre imprenditori accusati del crac hanno patteggiato davanti al gip Pezzuti e sono arrivate le sentenze per concorso in bancarotta fraudolenta: Albano Biagini, titolare del calzaturificio, ha ottenuto il patteggiamento della pena a due anni e due mesi di reclusione senza benefici di legge. Patteggiamento a due anni con i benefici di legge per Marco Riccomini, amministratore della Gardenia sas e 16 mesi con sospensione condizionale per Stefano Giustozzi, subentrato nelle ultime settimane come amministratore della Cibernella. Biagini e Riccomini avrebbero dissipato e fatto sparire beni del calzaturificio Cibernella, approfittando del periodo di ferie dei lavoratori e occultando le merci in magazzino, i macchinari e gli impianti in modo che il curatore non potesse trovare più niente. I beni e i macchinari (quattro con contratti di leasing) erano stati ceduti gratuitamente il 24 luglio 2013 dalla Cibernella di Biagini alla Gardenia di Riccomini, così come una Citroen C5, mentre venne fatta sparire merce per un valore di 158mila euro ricevuta dallo scatolificio Sabatini di Cerreto Guidi (parte lesa), nonostante lo stato d’insolvenza della Cibernella. (mc)

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