Dalla sneaker progettata per la Virgin America (e venduta all’asta per 98.000 dollari), all’espansione negli USA. Ora le dinamiche di mercato, come la concentrazione dei marchi e il maggiore ricorso alle produzioni asiatiche per competere sul prezzo, stanno portando nuove sfide a SND-Searchndesign, azienda con sede a Montecosaro (Macerata) specializzata nella progettazione, sviluppo e produzione di calzature per brand.
Tutte le sfide di SND
Nel 2015 la Virgin America, la compagnia aerea del miliardario Richard Branson, si rivolse all’azienda marchigiana per realizzare una sneaker futuristica. “Il passeggero deve avere tutto (a disposizione) ai suoi piedi è stata la richiesta” ricorda Ubaldo Malvestiti che ha progettato la scarpa. La sneaker (in pelle italiana) si collegava al sistema Wi-Fi di bordo, aveva un display LCD, 2 power bank, una luce viola per essere trovata al buio e aveva perfino una pantofola al suo interno. Il prezzo finale sfiorava i 10.000 dollari. “Il progetto fu poi accantonato” afferma lo stesso Malvestiti. Ne furono prodotte tre paia. Un paio di “First Class” venne messa all’asta nel 2016 e il suo ricavato (98.000 dollari) andò a beneficio di Soles4Souls. Uno è tuttora custodito da SND e l’altro è stato consegnato a Richard Branson in persona.
Via all’exploit
Questo episodio, insieme ad altri progetti sviluppati per marchi a stelle e strisce, contribuì a far conoscere SND nel mercato calzaturiero statunitense come partner capace di trasformare idee complesse in prodotti reali. Le attuali dinamiche del settore calzaturiero – concentrazione dei marchi, acquisizioni da parte di fondi finanziari e crescente ricorso a supply chain asiatiche – stanno ridisegnando le regole del gioco. A spiegarlo è Diego Malvestiti, CEO di SND: “Stiamo lavorando molto per ricostruire e ampliare la clientela, puntando sulle nostre competenze, la flessibilità e la capacità di gestire dinamiche complesse per ogni brand. In questo modo, portiamo valore dal design alla produzione (o anche solo in alcune fasi dei servizi singoli), cercando di reagire alle prospettive per il 2026 che, in generale, non sono del tutto entusiasmanti”. Lo stesso Malvestiti spiega come alcuni clienti, acquisiti da società finanziarie, hanno cambiato le loro richieste, poiché inglobati nella nuova organizzazione. Che sempre più spesso predilige supply chain asiatiche, anche per questioni di costo.
La questione “prezzo”
Lo stesso imprenditore sottolinea, infatti, la crescente importanza del prezzo. “E il made in Italy risulta molto meno interessante rispetto a qualche anno fa. Il prezzo è diventato un fattore determinante, anche per marchi che in passato cercavano esclusivamente l’eccellenza produttiva italiana”, afferma Malvestiti. Secondo il quale la produzione italiana ha due strade da percorrere per non perdere ulteriori posizioni: o quella dell’innovazione tecnologica o quella della riduzione dei costi. Poiché solo una parte del lusso è meno interessata al costo. “La riprova è che gli ultimi progetti cui stiamo lavorando, anche di clienti nuovi, non prevedono produzioni italiane ma un preciso target di costo/prezzo” conferma l’imprenditore. Che poi avverte: se il trend dovesse continuare, con una continua riduzione della produzione italiana, la filiera rischia di assottigliarsi sempre di più: “resteranno solo i “survivor”.Il prezzo è sempre più importante anche nel mercato USA che resta il principale per SND. Mercato dove, insieme al calo dei consumi, si sono registrate le crisi di diversi retailer (Ssense, Saks, ecc.). “Colpa dei dazi? No, il loro impatto è limitato. Colpa della battaglia dei prezzi che imperversa ovunque” conclude Malvestiti. (mv)
Foto SND
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