FFANY, gli USA guardano alla scarpa europea (e africana) come rimedio ai dazi. Tendenza sneakerboot

“Poniamo particolare attenzione alla produzione europea. Italiana, ma anche di Paesi come Spagna e Portogallo che potrebbero beneficiare della guerra commerciale USA-Cina”. È la dichiarazione di Danny Wasserman, proprietario del maggior negozio “familiare” di New York, Tip Top Shoes: “Se vendi scarpe europee, i prezzi resteranno stabili rispetto a quelli di provenienza cinese, legati a un segmento medio-basso. Proprio i dazi potrebbero far diventare Spagna e Portogallo più competitivi”. È una delle opinioni raccolte a FFANY, fiera newyorkese che ha presentato le collezioni invernali dal 3 al 7 dicembre scorsi. Gli fa eco il proprietario dell’insegna Tani New York che possiede due negozi indipendenti di grande traffico: “Fortunatamente abbiamo un vasto assortimento di scarpe portoghesi, brasiliane e spagnole…”. A FFANY l’hanno definito “effetto-Trump” e, secondo alcuni, a beneficiarne potrebbero essere anche certe produzioni africane. Per esempio, Jordan Saliman, consulente USAID (East Africa Trade and Investment Hub), che ha nell’Etiopia il sourcing primario, sostiene che “negli ultimi 18 mesi sta crescendo l’attenzione per le nostre merci perché non hanno imposizioni tariffarie”. FFANY è il regno dei negozi indipendenti, e per Isack Fadlon (Sportie di Los Angeles) l’obiettivo è aggirare la sfida dell’online. “Per distinguerci dobbiamo tenere un occhio sui brand che non sono al centro dell’attenzione. I piccoli marchi meno conosciuti ci fanno diventare diversi all’occhio del consumatore”. Gli stili? “Per l’inverno 2019 cerco sneaker fashion e stivaleria uomo e donna. Spopolano, come l’ibrido sneakerboot”. A proposito di web, Melina Ragnetti di Vampsnyc.com conferma la tendenza sneaker/casual: “Andiamo alla grande specialmente con quei modelli che possono vestire sia elegantemente, che accrescere la sportività. Prendi i sandali Birkenstock, versatili e funzionali sia che ci si metta un vestito, o una calzamaglia”. Kelly Rausch, buyer di Rue Gilt Groupe a New York (e-tailer), conferma che i prezzi sono “competitivi al massimo. Dobbiamo tutti tenerli più bassi possibile, fattore che non ci piace affatto”. (pt)

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