Filanto, nulla di fatto a Roma

Quattro ore di trattative non sono bastate per sciogliere i nodi sulla cassa integrazione dei dipendenti Filanto, l’ex gigante calzaturiero salentino in crisi. Ieri a Roma, presso la sede del ministero per lo Sviluppo Economico, è emerso che la richiesta di accesso alla cassa integrazione ministeriale con effetto retroattivo, per coprire 8 mesi di mancato salario, è una questione burocraticamente complessa ed estranea alla normativa nazionale vigente. Si punta a una soluzione straordinaria, comunque difficile da ottenere. All’incontro erano presenti due assessori regionali, quattro parlamentari, il sindaco di Casarano (Lecce), il presidente di Confindustria Lecce, i sindacati e il rappresentante aziendale Antonio Sergio Filograna. “Si valuterà la possibilità di modificare i verbali per l’accesso agli ammortizzatori legati alla richiesta di concordato preventivo” ha affermato il segretario di Cgil Lecce, Salvatore Arnesano. L’istanza, già avanzata per tre società del gruppo (Filanto spa, Zodiaco srl, Tecnosuole srl), era stata successivamente ritirata per l’intervento della magistratura. Sono circa seicento i lavoratori privi di reddito, poiché il sussidio statale non è mai stato autorizzato. Si aprono invece spiragli sul fronte produttivo: gli amministratori del Gruppo hanno presentato un piano di rilancio industriale che potrebbe comportare il reinserimento di una cinquantina di addetti.

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