La ricetta di Valleverde per crescere in Italia: dire “no” all’online e tenere il prezzo sotto i 100 euro

Valleverde cresce grazie all’Italia. L’azienda guidata da Elvio e Paolo Silvagni (nella foto) ha chiuso il 2018 a quota 16 milioni di euro, +18,5% rispetto al 2017. Uno sviluppo targato Italia, che per il brand rappresenta oltre il 90% del proprio giro d’affari. Il numero dei clienti ha superato i 1.100 e le paia vendute hanno sfiorato le 600.000. Il fatturato è generato per la maggior parte dalle calzature donna, seguite da uomo, bambino e accessori. Ottime soddisfazioni sta dando il segmento kids: “La prima campagna vendite ha oltrepassato le nostre più rosee aspettative e anche la prima collezione invernale ha avuto riscontri molto positivi” ci dice Elvio Silvagni, titolare di Silver1, proprietaria del brand Valleverde. E l’export? “Un anno fa abbiamo aperto due monomarca Valleverde in Svizzera. Siamo positivi verso l’internazionalizzazione e nuovi opening, ma la nostra è sempre stata una “strategia a piccoli passi” replica l’imprenditore romagnolo che continua a dire “no” alle vendite online: “Per il momento la nostra strategia continua ad essere focalizzata sul canale wholesale di piccola e media dimensione, che ha una modalità di vendita assistita e personale in grado di spiegare i plus del nostro prodotto”. Il rinnovamento stilistico, il riposizionamento distributivo e prezzi al di sotto dei 100 euro sono i fattori del successo nel difficile mercato domestico. “Per poter mantenere il nostro rapporto qualità/prezzo alcune produzioni sono andate in altre nazioni, dove il costo dei materiali e la manodopera è molto inferiore. Basta leggere le cronache dei fallimenti e dei concordati preventivi per capire la situazione drammatica di chi produce in Italia. Oggi in Italia la qualità si può produrre solo per l’alta moda e in piccoli quantitativi, quindi a prezzi elevati, oppure prodotti semplici con basso contenuto di manodopera. Chi ci governa avrebbe dovuto capire già da molto tempo che così il manifatturiero calzaturiero è destinato quasi a scomparire” afferma Silvagni che conckude: “Come gruppo Silver1/Goldstar siamo produttori di calzature da oltre 40 anni e produciamo sia in Italia che all’estero. Nel tempo siamo stati costretti a questa scelta a causa della liberalizzazione del mercato; spendere soldi in tecnici, viaggi, voli aerei, è stato deprimente, purtroppo le politiche europee non ci hanno lasciato alternative”. (mv)

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