La scarpa italiana chiude un 2025 tostissimo con una nota positiva

La scarpa italiana chiude un 2025 tostissimo con una nota positiva

Nella calzatura italiana c’è un dato che incoraggia: il +1,1% del fatturato nell’ultimo trimestre di un 2025 tostissimo. Il risultato giunge dopo ben nove trimestri consecutivi col segno meno. Ma ci sono dei dati che inchiodano il settore ad un trend preoccupante. La produzione nazionale ha raggiunto il record negativo di 118,3 milioni di paia (-5,5% sul 2024). Ciò comporta la chiusura di aziende e la perdita di posti di lavoro.

È stato comunque un 2025 tostissimo

Secondo la nota congiunturale del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, il dato preconsuntivo del 2025 indica un fatturato del settore calzaturiero di 12,84 miliardi di euro, -2,8% rispetto al 2024. “Il settore ha saputo gestire le perdite, mostrando nel finale d’anno i primi (timidi) segnali di una possibile inversione di tendenza” spiega Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici. Che interpreta la crescita del +1,1% nel periodo ottobre-dicembre come un “segnale incoraggiante, stiamo iniziando a risalire la china”.

 

 

L’export

L’export dovrebbe arrivare a 11,5 miliardi di euro, -1,1% sul 2024. I dati evidenziano la resilienza dell’Europa, la crescita vigorosa del Medio Oriente, il preoccupante rallentamento del Far East e della Cina in particolare. E, infine, l’incertezza del mercato USA. Stabile il mercato interno dove brilla il settore delle scarpe sportive, che non conosce la parola crisi. Ed è l’unico che riesce a crescere e a superare superato i livelli del 2019.

Le dolenti note

Le dolenti noti arrivano dal cuore del settore: le fabbriche. L’ennesimo calo dei volumi produttivi ha causato una ulteriore perdita di aziende e addetti. Nel 2025 sono spariti 173 calzaturifici e 2.500 posti di lavoro. Il ricorso alla cassa integrazione è sceso del 6,2% rispetto al 2024, ma resta su livelli di guardia. Gli oltre 33,8 milioni di ore autorizzate nella filiera pelle sono il quadruplo di quelle del 2019. Il 2026? Interlocutorio e stabile: la crescita è rimandata al 2027. Secondo l’indagine tra le imprese associate solo il 13% di esse si aspetta una crescita del fatturato nella prima metà del 2026. Il 52% prevede stabilità. (mv)

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