Micam: i calzaturieri e il loro “vorrei, ma non posso” sui listini

Micam: i calzaturieri e il loro “vorrei, ma non posso” sui listini

Vorrei, ma non posso. Se le griffe del lusso possono far fronte all’aumento dei costi rialzando il prezzo di vendita, a tutti gli altri questa via è preclusa. Dal lusso accessibile fino al fast fashion, la maggior parte di essi non riesce ad applicare la stessa strategia. Per un motivo. Nessuno può permettersi di andare fuori prezzo e di offrire il fianco ai competitor in un momento in cui c’è bisogno di rastrellare anche il più piccolo degli ordini. Di questo, in modo costante e continuo, si è discusso da domenica (13 marzo 2022) negli stand di Micam. Ecco alcune testimonianze raccolte in fiera.

Vorrei, ma non posso

Fabio Rusconi, titolare dell’omonimo calzaturificio di Impruneta (Firenze), ha presentato la nuova collezione lo scorso 20 gennaio in Giappone, mercato di riferimento della sua azienda. “Abbiamo spiegato ai buyer la nostra decisione di non aumentare i prezzi. Ciò non solo è stato accolto positivamente, ma è stato ripagatao con un ottimo afflusso di ordini” spiega l’imprenditore toscano. Il quale ci dice di aver concordato i prezzi anche con la sua filiera produttiva, dai fornitori di materiali ai terzisti che producono le scarpe. Prezzi fissi a fronte di acquisti e commesse di produzione. “Visto il perdurare della situazione, dall’inizio di Micam Milano abbiamo aumentato il listino del 3%. Un aumento simbolico, con la speranza che la bolla speculativa si sgonfi più velocemente possibile”.

 

 

Politica di contenimento

Gabriella D’Arcano del calzaturificio veronese Frau sottolinea come da sempre la sua azienda abbia sempre adottato una politica di contenimento dei prezzi. “Abbiamo ritoccato il listino con un aumento minimo. Devo dire che è stato accolto bene dalla clientela anche perché offriamo un prodotto made in Italy che supporta bene il proprio valore”.

Spingersi al limite

Anche per altri la politica sembra quella di spingersi al limite dei listini prima di iniziare a ritoccarli al rialzo. “Abbiamo ribaltato solo una parte dell’aumento dei prezzi – dice Erkan Emre, country director di Brand Park (Lumberjack) che ha in licenza il marchio Nine West  (proprietà ABG – Authentic Brands Group) -. Siamo fiduciosi che la produzione possa aumentare in maniera tale da poter spalmare gli aumenti dei costi a monte così da ridurne l’impatto”. (mv)

Foto Imagoeconomica

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