New York celebra con una mostra la scarpa d’autore

Il Fashion Institute of Techonology, l’università della moda di New York, espone fino al 30 aprile 150 paia di scarpe che sintetizzano l’evoluzione stilistica e dei materiali dell’ultimo decennio. Il titolo della mostra, “Shoe Obsession”, esprime il rapporto che la donna americana oggi ha con le scarpe. “Gli accessori non sono più accessori, sono divenuti la parte centrale dell’immagine” sostiene Valerie Steele, direttrice del museo.

Lo stilista Alexandre Birman crede che Louboutin, Blahnik e Choo non stiano più dominando la scena  e che oggi siano stati raggiunti da “Brian Atwood, Nicholas Kirkwood, Charlotte Olympia, Tabitha Simmons e Pierre Hardy, che hanno guadagnato vetrine nei principali department store”.
Coleen Hill, direttore della facoltà di accessori e co-curatrice della mostra, ha spiegato che le statistiche mostrano che le donne americane possiedono un numero doppio di scarpe rispetto a dieci anni fa, mentre una spinta al gusto è stata garantita da un serial di grande successo: “Durante Sex and the City solo i fanatici conoscevano Manolo Blahnik – sostiene Steele – da allora si è assistito a un’esponenziale democratizzazione del gusto con l’avvento di Nicholas Kirkwood (nella foto, una sua creazione) e Charlotte Olympia”. Lo stilista Edmundo Castillo ha notato che il tacco ha raddoppiato la sua altezza negli ultimi vent’anni e che il gusto è diventato molto più aperto: “Ciò che era considerato non indossabile o non pratico è oggi parte delle selezioni costanti dei buyer” grazie anche all’evoluzione dei materiali.
L’elenco delle firme presenti alla mostra è lunga e include Manolo Blahnik, Jimmy Choo, Christian Louboutin, Chanel, Roger Vivier, Pierre Hardy, Nicholas Kirkwood, Charlotte Olympia, Tabitha Simmons, Alexandre Birman, Aperlai, Brian Atwood, Edmundo Castillo, Gucci, Andreia Chaves, Lanvin, Givenchy, Balenciaga, Charline DeLuca, Masaya Kushino e Gianluca Tamburini. All’inaugurazione, sabato scorso, erano presenti Birman, Castillo, DeLuca, Kushino, Lanvin e Tamburini. (p.t.)

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