Nike entra nell’indice Dow Jones

A 115 anni dal primo giorno in cui fu calcolato, l’indice per antonomasia – il Dow Jones  – accoglie la prima azienda calzaturiera: Nike. Il 23 settembre, immutato dall’8 aprile del 2004, l’indice di Wall Street cambia tre delle trenta aziende nel paniere. Escono Bank of America, Hewlett-Packard e Alcoa; entrano Goldman Sachs, Visa e il colosso dell’abbigliamento e calzatura sportiva con base a Beaverton, in Oregon. Nike è al massimo del suo successo, con la quotazione più elevata della storia (ieri quasi 67 dollari ad azione), in avanzamento del 30% dall’inizio dell’anno. Nell’ultimo decennio le vendite di Nike (40% negli Usa) sono state in terreno positivo in otto bilanci annuali e le stime prevedono incassi per 30 miliardi entro il 2015. Con un investimento di mille dollari, Nike fu fondata nel 1965 dal podista Phil Knight e dal suo coach; oggi impiega 48 mila dipendenti e fattura 25 miliardi di vendite. La svolta della sua storia commerciale è avvenuta con il secondo ingresso nel mondo del calcio, sponsorizzando Cristiano Ronaldo, dove ha pareggiato lo strapotere di Adidas e a giudizio degli analisti è divenuta “un’azienda di marketing che produce anche sneaker”. La forza di Nike consiste nel vendere a clienti che non acquistano per necessità sportiva ma per tendenza moda. La sua debolezza nella sovrapproduzione cinese, che l’ha costretta a gigantesche rimanenze di magazzino. (pt)

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