Per Sergio Rossi l’innovazione è utile in tutto, ma non in produzione: sbagliato correre, la manovia di lusso vuole il suo tempo

Che il prodotto resti fedele al DNA della griffe: la tecnologia sia utile “per velocizzare le consegne, per la personalizzazione e per la tracciabilità, con la blockchain”. Così la pensa Riccardo Sciutto, ceo di Sergio Rossi, a proposito dell’innovazione applicata alla filiera dell’alto di gamma. Il manager è intervenuto alla Ceo Roundtable on Borderless Commerce organizzata a Palazzo Parigi da Fashion Magazine e da eBusiness. Oltre a concordare sulla centralità del cliente e sull’importanza di individuarne le esigenze per fargli vivere l’esperienza da lui desiderata, Sciutto ha parlato dell’introduzione della tecnologia in una realtà aziendale focalizzata sul prodotto: un’impresa, insomma, dove 110 persone lavorano alla realizzazione di una scarpa di lusso, impiegandoci tra le 14 e le 28 ore. In un processo produttivo del genere, è la tesi di Sciutto, la tecnologia non va orientata alla velocizzazione, perché non è questa la priorità dell’alta gamma. “150-200.000 paia l’anno bastano e avanzano – ha detto Sciutto –. Preferisco essere uno degli ultimi che continua a produrle così. Se volessi arrivare al miliardo dovrei andare da Nike”. Il ceo di Sergio Rossi è intervenuto anche sul tema della distribuzione: “Aiutiamo i wholesaler a tornare a fare i wholesaler – sono le sue parole –. Farfetch li ha usati e li mangerà. Se il grossista tratta bene i prezzi, realizza belle partnership e sfrutta le sue conoscenze sul consumatore, può vincere”. L’azienda romagnola ha archiviato il 2018 a 64 milioni di fatturato, in forte crescita rispetto al 2017 e con previsioni analoghe per il 2019. “Credo che il 2019 sarà un anno molto positivo per Sergio Rossi, in Europa e non solo – ha detto il manager ex Hogan in una recente intervista al Sole 24 Ore –. Sono migliorati anche i margini, grazie a un lavoro certosino sulla costruzione delle collezioni. Avevamo troppe varianti di fodere, ad esempio. Ma l’impegno creativo nel complesso, se possibile, è ancora maggiore. Non abbiamo uno stilista unico, bensì 4-5 designer per rispondere meglio alla velocità del mercato”. (mv)

Nella foto Riccardo Sciutto (Imagoeconomica)

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