Scontri in Vietnam, al rogo fabbriche di proprietà cinese

Migliaia di vietnamiti hanno manifestato ieri contro la costruzione di una piattaforma petrolifera cinese in una zona di mare contesa fra i due Paesi. Le agitazioni sono iniziate nella tarda serata in un comprensorio industriale nella provincia di Binh Duong, parco industriale creato nel sud del Paese per attirare investitori stranieri, dove operano fabbriche tessili e calzaturiere cinesi, taiwanesi e sudcoreane e hanno coinvolto almeno 20mila lavoratori. I manifestanti hanno incendiato 15 fabbriche straniere, assaltatone diverse altre. Tra le aziende costrette a chiudere c’è la taiwanese Yue Yuen, fornitore delle sneaker di Adidas, Nike e molti altri brand occidentali. Formosa Taffeta Co ha denunciato che i dimostranti sono entrati in azienda, danneggiando i computer e rubando suppellettili, mentre le agenzie di informazioni locali segnalano che a Binh Duong centinaia di fabbriche hanno subito danni alle ringhiere, si sono viste i cancelli sfondati e ridotti in frantumi i vetri delle finestre. Duecento persone si sono rifugiate al Mira Hotel della città di Thu Dau Mot. Come ha specificato Bob Hsu, general manager di Great Super Enterprise Ltd (manifatturiere dell’abbigliamento), “i protestanti non distinguono la nazionalità delle fabbriche per cui sono state prese di mira anche quelle giapponesi o coreane”. “Siamo tutti terrorizzati” ha concluso Serena Liu, presidente della Camera di Commercio di Taiwan in Vietnam. 500 persone sono state arrestate. Intanto la Cina ha trasmesso ad Hanoi una formale protesta per l’accaduto. (mc, pt)

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