Usa verso l’autarchia nelle forniture militari

Grandi manovre di lobbying per la calzatura militare sono in corso a Washington. Un recente incontro ha visto funzionari del Pentagono, una rappresentanza di senatori e deputati e gli incaricati di Saucony, Asics, New Balance e Adidas discutere sull’ipotesi di rendere obbligatorie tutte le calzature made in Usa per l’esercito: attualmente possono essere acquistate paia di produzione estera soltanto nel caso in cui le scarpe siano usate per le esercitazioni. Si tratta dell’ultimo atto di un’operazione di lobbying, costata finora mezzo milione di dollari, guidata da New Balance, che in congresso viene sostenuta da un gruppo di deputati capeggiati dai democratici del Maryland Niki Tsongas e Mike Michaud. Il Pentagono ha sempre sostenuto che non esiste una sneaker le cui parti e il cui assemblaggio siano completamente di provenienza domestica, ma il ministero della Difesa oggi sostiene che l’industria sta muovendo passi in tale direzione e quindi i tempi sarebbero maturi per l’autarchia. Il giro d’affari legato alle forniture si aggira attorno ai 5,25 milioni di dollari per l’esercito e di 2,25 milioni per l’aviazione. Qualora la trattativa andasse in porto, New Balance sarebbe la prima a beneficiarne, avendo mantenuto parte della produzione in Maine e Massachusetts. Anche Saucony, controllata da Wolverine, ha uno stabilimento negli Usa. (pt)

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