La nostra intervista a Giancarlo Lovato, futuro presidente IULTCS

La nostra intervista a Giancarlo Lovato, futuro presidente IULTCS

Dopo 45 anni, un italiano tornerà a essere presidente di IULTCS, al secolo l’International Union of Leather Technologists and Chemists Societies. È Giancarlo Lovato (nella foto), attualmente direttore della Divisione Ricerca ricerc di Corichem. Lovato dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2027 sarà vicepresidente IULTCS, il che implica che – automaticamente – diventerà presidente durante il biennio successivo. IULTCS è un’associazione fondata a Londra nel 1897 e che oggi conta circa 5.000 iscritti. Ecco la nostra intervista.

La nostra intervista a Giancarlo Lovato

Che significato ha la sua prossima presidenza?

È un risultato importante che riconosce il ruolo e il lavoro svolto da AICC – Associazione Italiana dei Chimici del Cuoio (che designa i candidati italiani) che è arrivata da avere circa 600 iscritti. Oltre a me, altri colleghi italiani sono stati designati a capo di varie commissioni IULTCS, riconoscendo così un movimento italiano che è cresciuto molto negli ultimi anni.

Cosa pensa porterà la sua presidenza all’Italia?

Una maggiore consapevolezza che la concia italiana ha bisogno di riaprirsi al mondo. Di confrontarsi. Di investire nelle persone e nelle conoscenze per svilupparsi ulteriormente e confermare quel ruolo di leader che ha sempre avuto nel settore a livello globale. Deve ripartire con slancio.

Cosa pensa di portare, invece, a IULTCS?

Il modello italiano basato sullo sviluppo tecnologico, sull’innovazione e la creatività. Inoltre, IULTCS potrebbe ricalcare le orme e l’esperienza degli ultimi anni di AICC per poter attivare idee, ricerche e beneficiare di una necessaria spinta innovativa.

 

 

Le sfide della concia

Quali sono le sfide della concia?

Portare sul mercato nuove tecnologie abilitanti e applicative per poter competere con altri settori, anche concorrenti. E anche per compiere un salto in avanti verso la sostenibilità. Abbiamo una buona base di partenza: le pelli sono uno scarto dell’industria alimentare. Ma dobbiamo crescere per confrontarci con il mondo della plastica e degli altri materiali.

L’innovazione passa sempre attraverso i giovani: la pelle riesce ad attirarli?

Con estrema sincerità devo dire che il settore è poco attrattivo. Ci sono pochi iscritti nelle varie scuole per chimici conciari. Occorre incentivare i giovani e offrire loro opportunità di crescita. I giovani diminuiscono a livello numerico per cui tutti i settori se li contendono. Le varie associazioni e organizzazioni della filiera della pelle lo sanno bene, ci stanno lavorando e speriamo che possano emergere iniziative e proposte capaci di attirare i giovani. Le concerie ne hanno bisogno. (mv)

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