Brasile, più wet blue e meno finito

Cicb (Centro das Indústrias de Curtumes do Brasil) ha annunciato i dati dell’export dei primi nove mesi del 2013 e attribuito la crescita (25,8 miliardi di dollari, +22,8%) alla svalutazione del real e ai progressi del wet blue rispetto a crust e finito. Quasi il 52% del prodotto che ha lasciato il paese è infatti semilavorato, tra gennaio e settembre del 2012 costituiva il 44,6% e l’anno prima soltanto un terzo dell’export; quell’anno le esportazioni brasiliane di pelli erano costituite dal 42% dal finito. José Fernando Bello, presidente dell’associazione, ricorda che “nel 2013 si è registrata un’elevata richiesta di materia prima da parte della conceria mondiale, ma solo due Paesi sono in grado di garantire quantità ingenti: il Brasile, con 45 milioni di pelli, e gli Usa con 35 milioni. In un contesto simile, Cina e Italia hanno richiesto maggiori quantitativi di wet blue, noi abbiamo goduto del vantaggio suppletivo della debolezza della moneta, soprattutto nella seconda metà dell’anno”. Un anno fa il real brasiliano valeva 50 centesimi di dollaro, oggi il cambio è di circa 42 centesimi. (pt)

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