CLeAR, CALM, impronta ambientale: le sfide sostenibili e l’unità d’intenti delle concerie italiane

“Sui 5 miliardi che noi fatturiamo, possiamo dire a pieno vanto che oltre 3 arrivano da aziende certificate. Da questo punto di vista credo si possa ancora migliorare. Ma parlando di sostenibilità noi dobbiamo sottolineare e puntualizzare in maniera concreta che oggi abbiamo degli strumenti eccezionali con i quali dobbiamo convivere d’ora in avanti. Ci attendono sfide enormi”. Parole del presidente UNIC – Concerie Italiane Gianni Russo, pronunciate durante l’Assemblea di venerdì scorso, che puntano i riflettori sulla grande (e responsabile) attività in progress per quanto riguarda i fronti caldi della sostenibilità. Tre, soprattutto, gli strumenti posti in primo piano, da affrontare “in modo coordinato sotto la regia UNIC, per affrontare in modo compatto e unito la clientela”. Il CLeAR (Confidence in Leather Analysis Results): un gruppo di lavoro permanente sulle problematiche correlate alla presenza di sostanze regolate per legge. L’obiettivo, spiega UNIC, “è ridurre il più possibile i margini di errore analitico dovuto alla complessità della matrice pelle, predisponendo un vademecum che identifichi procedure di prelievo e campionamento, corrette prassi di preparazione del campione, raccomandazioni per la corretta conservazione dei pellami e, informazioni sulle prestazioni che ciascun laboratorio di analisi deve fornire per essere considerato affidabile e accreditabile”. Il CALM (Chrome and its Alternatives for Leather Manufacturing), “iniziativa che mette a confronto pelli conciate al cromo e chrome-free dal punto di vista dell’impatto ambientale (PEF), economico (Life Cycle Costing), sociale e sulla salute umana e delle qualità fisiche ed estetiche delle pelli stesse. E da ultimo “riconosciuta dalla Commissione Europea, l’impronta ambientale, che è uno strumento di autodiagnosi per valorizzare il reale impatto e la reale ricaduta sull’ambiente dei nuovi cicli e dei nuovi prodotti richiesti dai clienti”. Strumenti che devono permettere di “aprire tavoli di confronto, ai quali i conciatori italiani devono presentarsi molto uniti e coesi”.

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