Conceria Tempesti, una storia di famiglia lunga 80 anni

Conceria Tempesti, una storia di famiglia lunga 80 anni

Una storia di famiglia lunga 80 anni. Quattro generazioni hanno lavorato con passione per rendere la conceria Tempesti di Ponte a Egola (San Miniato) quella che è oggi. Specializzata nella concia al vegetale, l’azienda è nata nel 1946 per iniziativa dei fratelli Tullio e Osvaldo Tempesti, e sono ancora tradizione e genuinità i motori trainanti di questa realtà. Dopo di loro, gli anni ‘70 e ‘80 sono stati i cugini Giovanni e Giovanna Tempesti a prenderne le redini, portandola fino ai giorni attuali. In occasione di Lineapelle 107, abbiamo intervistato l’amministratore delegato Giorgio Tempesti, a capo dell’azienda insieme al fratello Luca e al biscugino Matteo Alderighi (in foto). Ci ha spiegato come, nonostante la crisi di settore, la conceria stia crescendo e investendo (con cautela) nel futuro, rimanendo sempre ancorata alla sua identità.

Com’è partita la vostra storia?
I fondatori erano mio nonno e suo fratello che lavoravano entrambi in altre concerie e nel 1946 si misero in proprio. Dagli anni ’50 fino a tutti gli anni ‘90 lavorarono in una conceria operativa a Ponte a Egola. Nel ‘92 passammo a una gestione un po’ più moderna, perché erano aumentate le esigenze e le persone a lavorare. Da 5 arrivarono a 12. Poi nel 2014 acquistammo una nuova struttura, rilevando un’attività vecchia. E praticamente negli ultimi dieci anni abbiamo lavorato lì, murando un nuovo magazzino nel frattempo.

E pensate di crescere ancora?
Abbiamo un terreno edificabile a disposizione e un po’ di progetti in testa. Però per ora siamo in un momento in cui dobbiamo andare cauti. Dobbiamo pensare al futuro e a cosa vorranno fare i nostri figli dopo di noi.

Come vivete il ricambio generazionale?
A lavoro c’è ancora Giovanna Tempesti che è nata insieme alla conceria e quest’anno compie 80 anni. È la nostra memoria storica. Ma anche suo nipote Matteo di 26 anni che sta crescendo in azienda. I dipendenti sono circa 35. C’è stato un turnover basso, quindi l’età media comincia a essere abbastanza alta. Abbiamo persone che lavorano da noi da oltre 30 anni.

È apprezzato il fatto di essere un’azienda familiare?
Non ho una percezione certa. Ma sicuramente io noto la differenza nel parlare con aziende che sono gestite in modo familiare o manageriale. Con le prime ci si può instaurare un certo tipo di dialogo, con le seconde è molto più difficile. Quando parli con un titolare di un’azienda, parli la stessa lingua. Quando parli con un manager, e non sai neanche a che livello è, non è facile parlare.

Come sta andando il mercato per voi?
A livello di quantità lavoro, è dalla seconda metà del 2024 che non sappiamo come fare a rispondere agli ordini. Non si sa come fare in senso buono. Stiamo dando delle date di consegna molto lunghe, una cosa che mi rendo conto suona strana di fronte a quello che sta succedendo nel settore.

 

 

Cosa avete di diverso? Cosa ha fatto la differenza?
La pelle conciata al vegetale è molto attraente in questo momento. L’attenzione alla sostenibilità richiama attenzione verso materiali naturali. Poi siamo in grado di seguire il cliente, di stargli dietro. I clienti hanno bisogno di un’azienda organizzata che li sappia seguire. Noi facciamo un discreto lavoro di selezione e controllo qualità prima della consegna. Si scartano già parecchie cose prima di metterle davanti al cliente. Anche la qualità conta. Così il cliente diventa fidelizzato

C’è un rapporto di fiducia?
Io ho capito che, soprattutto con i grossi committenti, se fai una buona impressione – anche su chi fa ricerca e magari cambia azienda ogni tanto, quindi si sposta e cambia contatti – quando ha bisogno del vegetale torna da noi.

E con il turnover nella moda di oggi questo è importante.
È importante creare relazioni con le persone. Ma anche mantenere un certo servizio, farsi vedere reattivi, farsi vedere pronti, ascoltare, capire. E anche essere corretti, senza promettere cose che non si possono mantenere. Fa parte di una serietà che viene apprezzata. Un cliente capisce cosa può chiedere e cosa non può chiedere. Penso che sia questa la chiave del successo che c’è stato e che continua a esserci.

Se il lavoro va così bene, c’è il pensiero di potersi ampliare?
Negli anni sono stati fatti sempre piccoli investimenti. Anche all’interno del 2025 sono stati ridisegnati parte degli uffici, è stato allestito un nuovo reparto di bottalini, abbiamo riammodernato il parco macchine. Sono investimenti piccoli, senza voler fare il passo più lungo della gamba.

Preferite per ora non ampliare la produzione?
La quantità di commesse che riceviamo in questo momento può darsi che sia anche una cosa temporanea. Noi non possiamo esternalizzare. Dare il lavoro fuori per il nostro articolo è un po’ difficile. Il nostro prodotto ha delle peculiarità particolari, semplicemente cambiando l’acqua rischi che non ti venga bene il lavoro.

Come vedete il futuro?
Per fare l’investimento importante bisogna capire il futuro. Dovrei calcolare cosa succederà nei prossimi due anni, ma io ti posso fare una previsione a 6 mesi con una buona approssimazione. Però poi, si sa, da qui a 6 mesi non si sa come andrà il lavoro. Nella moda ormai la programmazione è impossibile. Io cerco di fare programmi sugli acquisti, per non avere poi sorprese nei prezzi di vendita. Cerco anticipatamente di fare un po’ di scorta. Ma non so se, alla stessa domanda a febbraio nel prossimo anno, risponderei come ora. (mvg)

Foto Conceria Tempesti

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