Cosa ci dicono le stime sul 2025 della concia

Cosa ci dicono le stime sul 2025 della concia

Inflazione, instabilità geopolitica, rallentamento dei consumi. Il cocktail di elementi che ha reso difficile il mercato della pelle (e non solo) dalla fine del 2023 è ancora al suo posto. E, per questo, le stime sul 2025 del Markert Insight di Lineapelle restituiscono l’istantanea di una filiera industriale ancora alle prese con la sfida di un contesto critico. Nei primi 10 mesi dell’anno la conceria italiana registra su base annua il -5,2% in termini di fatturato e il -2,6% in volumi di produzione. Mentre dall’estero arrivano segnali di diffuse difficoltà.

Le stime sul 2025

Il fatturato estero della concia italiana nel periodo gennaio-ottobre soffre del ribasso medio del 5,5%. Ci sono differenze, sottolinea il Market Insight, tra destinazioni dove i risultati sono positivi (ad esempio Germania +5%, Francia +4%, Corea del Sud +5%) e altre in area negativa (Cina con Hong Kong -23%, Spagna -7%, Portogallo -2%). Non si segnalano, invece, differenze tra le destinazioni d’uso, motivo per il quale sono nella stessa impasse tutti i segmenti (con l’eccezione delle “variazioni lievemente meno negative” delle ovicaprine) e tutti i distretti.

 

 

Uno sguardo al mondo

La scorsa ai risultati globali della concia, dicevamo, conferma che il 2025 è stato complesso per tutti. Al punto che si fa prima a menzionare chi si distingue per i primi risultati positivi nell’export. Chi? Francia, Portogallo e Argentina nel caso delle pelli bovine, Spagna, Portogallo e Pakistan in quello delle ovicaprine.

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