Dalla guerra alla pelle: Patrizia Ferradini, terzista di Santa Croce, assume due rifugiati, le Nazioni Unite la premiano

Sono fuggiti dalla guerra. Hanno attraversato il Mediterraneo su un barcone. Hanno trovato l’occasione per ricostruirsi una vita a Santa Croce sull’Arno. È la storia di Djanfarou Tchatchibara, 30 anni, rifugiato politico scappato dal Togo dopo l’uccisione dei genitori, e Mande Kanoute, 25 anni, in fuga dal Mali. Entrambi sono stati assunti a tempo indeterminato dalla stampatrice pelli contoterzi Bruno Ferradini di Santa Croce. All’azienda, il prossimo 21 marzo a Milano, verrà conferito il riconoscimento dall’UNHCR (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) per aver dato un lavoro fisso e una prospettiva di futuro a due rifugiati. La titolare Patrizia Ferradini si è stupita di questo premio: “Io non ho fatto nulla di speciale, avevo bisogno di due persone in più e questi ragazzi hanno sempre lavorato bene. Ma sono contentissima, più per loro che per me. Li ho aiutati a trovare una casa e in alcune questioni con le banche, ma mi sembra normale, conosco meglio l’italiano di loro”, racconta con naturalezza. I due giovani hanno iniziato a lavorare alla macchina pressatrice nel 2013, tramite un progetto della Regione Toscana che prevedeva un’esperienza di un’anno. “È stata ASSA (Associazione Lavorazioni Conto Terzi Settore Conciario) a coinvolgerci in questa iniziativa. Alla fine del percorso, ci serviva ancora personale e abbiamo fatto un contratto di apprendistato, dopo di che li abbiamo assunti. Sono ragazzi che lavorano e si danno da fare. Non c’è buonismo nella nostra scelta”. Non ha una motivazione politica l’altruismo dell’imprenditrice: “Queste cose io l’ho fatte anche con operai italiani – racconta -. Avevo una signora che stava per essere sfrattata, l’ho accompagnata, l’ho aiutata ad accedere ad un mutuo andando a parlare con la banca perché lei non era in grado”. “Sono ragazzi come noi, che hanno sofferto. Sono venuti via dal loro Paese perché non avevano scelta, altrimenti sarebbero rimasti lì”.
Djanfarou Tchatchibara dopo la morte del padre è stato arrestato, incarcerato e torturato. Mande Kanoute in Mali era costretto a pascolare le mucche altrimenti veniva picchiato. Sono scappati per sopravvivere e in Italia uno è riuscito ad aprire un mutuo per comprare casa (è sposato e ha un figlio piccolo), l’altro sta aspettando il ricongiungimento con la moglie. “Si sono integrati – spiega Patrizia Ferradini-. Noi siamo una squadra di 15-16 persone e tutti gli vogliono bene. Mi hanno detto che per loro sono come una mamma. È stata la più bella dichiarazione d’amore che ho mai ricevuto”.

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