Etiopia: la più grande conceria (cinese) “beccata” a eludere il dazio

Si chiama Friendship Tannery e dal marzo 2011 è operativa a Modjo, distretto conciario distante 80 chilometri da Addis Ababa, capitale dell’Etiopia. Produce 16 mila pelli al giorno a dà lavoro a circa 300 dipendenti. Rappresenta uno dei maggiori investimenti cinesi in una delle nazioni più protezioniste al mondo, con il suo 150% di dazio sull’export di grezzo, wet blue. Ebbene: Friendship Tannery, che possiede in Etiopia anche una manifattura specializzata in guanti e scarpe, è stata colta in flagrante mentre stava spedendo in Cina due container contenenti oltre 100 mila pelli in crust, accompagnate da documenti doganali dove erano definite “full processed”. Nessun commento da parte della proprietà che, a detta di fonti governative, rischia di incorrere in sanzioni molto pesanti. Ma il caso sta suscitando polemiche: gli investitori cinesi, approdati in Etiopia per aggirare il dazio, sono accusati di sfruttare le risorse locali senza generare sviluppo economico e sociale. “Il piano governativo di sviluppo dell’industria conciaria e manifatturiera – si legge sul quotidiano locale The Reporter –  con tutti i suoi incentivi per attrarre investitori stranieri, ha da tempo fallito lo scopo di generare profitti per la nazione”. Di recente, un’altra conceria di proprietà cinese, China Africa Overseas Tannery, è salita agli onori della cronaca locale: appena avviata la produzione, gli è stato ingiunto di chiudere per 40 giorni a causa dell’evidente inquinamento che stava provocando.

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