Etiopia, tutti i danni del dazio: ma la filiera della pelle trema

Etiopia, tutti i danni del dazio: ma la filiera della pelle trema

In Etiopia il Governo non fa in tempo a rimuovere il dazio sull’export di wet blue e piclato, che la filiera della pelle trema già. Mentre si registrano i danni e i fallimenti della misura che avrebbe dovuto irrobustire l’industria nazionale, i piccoli imprenditori chiedono ad Addis Abeba di vedersi riconosciuta una qualche forma di protezione.

Risultati che non ci sono
Non è cresciuto l’export, non sono aumentati gli investimenti, non si è strutturata la filiera. È New Business Ethiopia a farsi carico del bilancio di oltre 10 anni di dazio al 150%. Secondo i dati riportati dalla testata, dal 2012 hanno chiuso i battenti l’80% delle società di trader, messe fuori mercato dall’imposta. Allo stesso tempo, l’Etiopia non ha registrato significativi ingressi di operatori esteri nel Paese. Pure quelli che sono arrivati (come i cinesi di Huajian) non hanno poi comportato un significativo aumento del fatturato estero dell’area pelle etiope.

La filiera della pelle trema
“La rimozione del dazio avrà conseguenze sulle piccole imprese, che hanno generato migliaia di posti di lavoro. La decisione potrebbe causare mancanza di pelle sul mercato locale. Il governo dovrebbe trovare il giusto compromesso”. È questo lo sfogo di Ermias Hassen general manager di Gosh Leather Products Factory. Il manager chiede ad Addis Abeba di non abbandonare a sé stessa la manifattura locale. “Ciò che i funzionari non capiscono è che se le piccole imprese ricevono incentivi – conclude –, i nostri investimenti avranno un impatto enorme sull’economia in generale. Questo perché, diversamente dagli investitori stranieri, reinvestiamo il 100 per cento dei nostri profitti nel nostro Paese”.

Foto da Gosh Leather Products Factory

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