C’è una nuova conceria in Toscana. Si chiama Conceria SanPietro. Nasce sulla base di “un concetto di conceria moderna”. La guidano due fratelli, Giacomo e Matteo Montanelli – rispettivamente 37 e 32 anni -. “Ripartiamo da zero, dopo 15 anni nello stesso gruppo conciario di famiglia”, spiegano i due imprenditori, terza generazione di lunga tradizione familiare nel Comprensorio del Cuoio. Il nuovo stabilimento produttivo sorge dal recupero edilizio della ex Conceria Alaska di Ponte a Egola. Un progetto che Giacomo e Matteo ci raccontano in questa intervista.
Il “progetto” SanPietro
Nel contesto di crisi generale del settore, perché avete deciso di aprire una nuova conceria?
Ci rendiamo conto della situazione e del rischio che ci stiamo assumendo. Siamo veramente una mosca bianca, quasi unici. Abbiamo investito tanto soprattutto in macchinari, al fine di dar vita a una conceria con un concetto nuovo.
Qual è il vostro progetto industriale?
Vogliamo posizionarci su una fascia molto alta. Abbiamo deciso di produrre vitelli e mezzi vitelli di alta gamma per una nicchia di mercato di lusso vero. Brand anche piccoli e semi-sconosciuti che, però, fanno solo l’alta fascia. Non puntiamo sui volumi, ma sulla qualità, sia dei pellami che del servizio, con un’attenzione particolare alla sostenibilità, alla velocità e al controllo di tutto il processo.
Un approccio diverso
Su cosa avete investito in particolare?
Siamo partiti intervenendo sullo stabilimento produttivo cercando di valorizzarlo anche dal punto di vista dei sistemi di controllo e risparmio energetico. Abbiamo investito su un parco macchine in gran parte di industria 4.0 – con automatismi sul dosaggio dei prodotti chimici – e sul controllo delle macchine e delle botti. Anche per la rifinizione abbiamo rifatto tutto in chiave moderna. Una cosa importante, poi, è stata quella di dedicare una parte di bottali a concia, per rimettere attenzione a tutte le fasi di conciatura, anche dal pelo.
Non mancano nemmeno gli investimenti in comunicazione…
Sì, vogliamo impostare la nostra azienda con un approccio diverso da quello che è stato, finora, quello di settore. Proponendoci non solo come industria, ma come brand. Questo vuol dire anche investire in comunicazione, costruendo un racconto che ci rappresenta, attraverso i social network, gli eventi che organizzeremo, la cura dell’ospitalità in azienda.
Quali eventi avete in programma?
Il 30 gennaio faremo un’inaugurazione dello stabilimento che ufficializzerà l’inizio dei lavori. Una grande festa a cui parteciperà il mondo della moda, ma anche della politica, della formazione, delle istituzioni. Mentre a febbraio ci presenteremo a Lineapelle Milano. Anche qui abbiamo fatto un gran investimento sia in comunicazione sia nello stand.
Produzione e assunzioni
A che punto siete con la produzione?
Siamo quasi operativi. Abbiamo già fatto una messa a punto di prototipia e a Lineapelle porteremo le nostre prime proposte.
Che tipo di assunzioni avete fatto?
Abbiamo investito su figure tecniche valide, che saranno responsabili di botte e rifinizione.
In più, abbiamo due figure di back-office commerciale, ruoli chiave per avviare le attività e prendersi cura del cliente. Siamo andati a cercare persone qualificate sul mercato.
Avete in programma di assumere ancora?
Al momento siamo in 7. Abbiamo sviluppato un piano industriale che prevede di passare a 15 persone nel secondo anno e, nel terzo, di arrivare a 20-25 dipendenti. La nostra visione è quella di mantenere volumi ridotti, ma di altissima qualità.
Che cosa porta di diverso al settore Conceria SanPietro?
Un cambio di mentalità. Facciamo tesoro del passato e della tradizione in cui siamo cresciuti, ma la conceria finora ci sembra un mondo troppo chiuso. Noi vogliamo ampliare il punto di vista, fare una proposta allargata. Aprirci a collaborazioni, parlando un nuovo linguaggio, più giovane e moderno.
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