La storia della concia alla Giudecca

Oggi l’Art District, una volta le concerie: benvenuti alla Giudecca

Dalla concia all’arte il passo è breve e ci si può arrivare anche in gondola. Lo scorso marzo, in occasione della 58esima edizione della Biennale, è stato inaugurato a Venezia il Giudecca Art District, il primo distretto artistico permanente della città lagunare. Il distretto, affidato alla curatrice Valentina Gioia Levy e composto da 11 gallerie capaci di ospitare 60 artisti, sorge per l’appunto sull’isola della Giudecca ed è proprio qui che i due mondi si incontrano. Secondo alcune ipotesi derivanti da approfonditi studi, il nome “Giudecca” deriverebbe dall’attività di alcuni conciatori di pelli che attraverso i tannini ricavati da sterpami e arbusti lavoravano la materia prima in alcuni stabilimenti sorti sull’isola tra l’Ottocento e il Novecento insieme a corderie, tessiture, fonderie ma anche mulini e birrerie. L’ipotesi sarebbe avvalorata dal fatto che in Istria si è soliti usare il termine “Zudeca” per indicare i luoghi in cui si conciano le pelli anche se a Venezia, e in particolare alla Giudecca, i lavoratori del settore assunsero pian piano il nome di “scorzeri“. Con il tempo l’attività conciaria acquisì una certa rilevanza data la sua grande redditività, al punto che sempre con maggior frequenza si trasformò in un’industria ereditaria. Nel momento di maggior splendore si arrivarono a contare 24 concerie alla Giudecca. Luoghi di lavoro che ora, grazie a un sapiente e attento recupero, verranno utilizzati per accogliere l’anima artistica dell’isola.
Immagine tratta da giudecca-art-district.com.

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