Quanta animazione nel reboot di Aladdin: ma la conceria no, quella è vera

Manca poco: da fine maggio il reboot di Aladdin sarà distribuito nei cinema di tutto il mondo. Alla pellicola, rifacimento del capolavoro dell’animazione Disney del 1992, il regista britannico Guy Ritchie lavora dal 2017. Se sono da tempo noti alcuni dettagli della produzione, come la presenza di Willie Smith nel ruolo del Genio della Lampada, grazie all’intervista di Entertainment Weekly alla production designer Gemma Jackson sappiamo qualcosa in più sull’ambientazione del film. Già, perché per visualizzare l’immaginaria città di Agrabah, Ritchie e il suo staff si sono ispirati ai deserti della Namibia e ai mercati del Marocco, alle dune della Giordania e ai palazzi nobiliari del Brunei. Un tale compendio di paesaggi e di architetture dell’Oriente vicino e lontano, racconta Jackson, ha richiesto alcuni viaggi all’estero e tanto ricorso all’animazione digitale. Tranne per le concerie. Quando Aladdin e Jasmine attraversano in fuga un locale ricco di vasche colorate (di quelle che si possono vedere a Fez), gli attori non corrono attraverso un opificio fatto di pixel, ma vasche davvero ricostruite negli studios alle porte di Londra.

Foto da ew.com

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